“Scrivere come i grandi”, un manuale di lettura

Scrivere come i grandi (Masters, nel titolo originale) è uno di quei libri nei quali ci si imbatte facilmente se ci si interessa di scrittura, in parte perché è pubblicato nella collana Script della Dino Audino Editore (contenitore di alcuni ottimi libri per addetti ai lavori) e in parte perché si fregia di un titolo furbo quanto basta per attirare l’attenzione. Nonostante questo libro non insegni realmente – e come potrebbe? – a scrivere come i grandi, rimane comunque una lettura interessante e per alcuni versi utile, sulla quale val la pena di spendere due parole.

Si parte da un’interessante osservazione, l’assenza della retorica nella formazione degli scrittori. Non della retorica intesa come pratica del virtuosismo verbale finalizzato alla persuasione, ma come la intendevano gli antichi, ovvero come selezione e organizzazione degli argomenti e delle parole al fine di produrre un’esposizione chiara, coinvolgente e convincente (Cicerone, Quintiliano e Aristotele sono tuttora degli ottimi maestri).
In nome di una romantica idea sul dover trovare l’ispirazione, sulla necessità di far emergere la propria voce, si è abbandonato progressivamente lo studio dei meccanismi della narrazione. Tuttavia, se si vuole imparare a padroneggiare la tecnica, un ottimo mezzo è praticare l’arte retorica classica dell’imitazione: imitare i grandi scrittori per apprendere i segreti della loro retorica.

Con un’idea di base così buona si potrebbe ricavare una miniera di ottimo materiale ma, illudendo le aspettative, Cane presenta una serie di mordi e fuggi non efficaci. La sostanza di Scrivere come i grandi è costituita dall’analisi molto generale dello stile di una ventina di grandi scrittori e, se analizzare lo stile del solo Balzac richiederebbe ben più delle scarse duecento pagine di libro, pensare di trattare in maniera completa venti autori è decisamente eccessivo.

Le indicazioni generali su come costruiva la trama Kafka o descriveva gli ambienti Edith Wharton restano degli spunti e possono essere una bussola per orientarsi nella lettura, e dunque nell’imitazione retorica, dei maestri della letteratura. Cane fa un’analisi più accurata quando focalizza l’attenzione su singoli passi, come quelli sulla descrizione in Dostoevskij o sullo stile moderno di Dick.
Non particolarmente felice invece la scelta di inserire qua e là dei consigli su come applicare le tecniche dei grandi; scelta che sa un po’ troppo di «dieci facili passi per costruire un best-seller» e trasmette la sensazione di un blando tentativo di trasformare un manuale di lettura (ottima idea) in un ibrido con un manuale di scrittura creativa (pessimo risultato).

Questo è un libro dal quale non ci si deve aspettare grandi cose, ma che lascia l’idea dell’importanza di una lettura consapevole, pratica purtroppo quasi ignorata. Si possono dunque prendere i capitoli come spunti per la rilettura di alcuni grandi autori con risultati interessanti (provate a rileggere Orwell badando a come costruisce il personaggio, ad esempio). Una lettura utile per chi ha un primo interesse per la scrittura: da leggere e stropicciare per farsi venire qualche idea e la voglia di riprendere in mano un paio di classici, e da abbandonare poi per libri più utili.

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