Mattoide a chi? Paolo Albani e il meglio del genio italico

Vedendo quanto è grosso il volume I mattoidi italiani – scritto da Paolo Albani e dato alle stampe dai tipi di Quodlibet – prima ancora di iniziare a leggerlo, viene da essere fieri di appartenere a un popolo tra i più dotati di estro. Perché in fondo è di questo che stiamo parlando, uomini di cultura, linguisti, fisici, filosofi, medici e architetti, sapienti di ogni specie che sono stati capaci di andare oltre il senso comune e hanno poi deciso di mettere per iscritto ambiziose teorie in modo da poterle condividere con il mondo intero. Spingendo la mente al limite, con originalità e liberi dai condizionamenti del pensiero tradizionale, questi personaggi singolari non hanno avuto paura di ideare nuove strade, per quanto folli potessero apparire ai più.

Il bisogno di comunicare le proprie riflessioni, nei casi riuniti e ordinati da Albani, si fonde con la certezza di andare a colmare un vuoto teorico fondamentale e risolvere nodi imprescindibili dell’esistenza umana. Eroi del libero pensiero, libero foss’anche dal buon senso. Incompresi, forse, ma determinati e sinceri amanti della scienza e della verità. Soggettiva e personale, ma pur sempre verità.
Poco male che i frutti di tanto ingegno non vengano accolti dal grande pubblico come meriterebbero. In fondo si sa «che molte teorie importanti hanno passato il loro primo stadio di vita, più o meno lungo, nella noncuranza e nel ridicolo pubblico. La cosa è naturale e spiegabilissima giacché il ridicolo abbraccia l’incredibile e l’incredibile l’eccezionale».

Albani, non nuovo alla compilazione di cataloghi bizzarri e membro dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), con questa piccola enciclopedia rende i giusti onori ai più oscuri geni italici, come prima di lui avevano già fatto Raymond Queneau per la Francia e André Blavier per il Belgio, dimostrando che in quanto a “folli letterati” il Bel Paese non è secondo a nessuno.

Forse non esisterà mai una donna-cane e rimane irrisolto l’annoso problema della quadratura del cerchio, ma che qualcuno abbia trascorso buona parte della propria vita a riflettere su argomenti simili, li abbia analizzati, studiati, abbia creato teorie e le abbia esposte in trattati con tanto di apparati iconografici, e abbia fatto tutto questo senza finire in manicomio, rende l’idea delle infinite potenzialità della mente umana.

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