Luigi Matt, le forme della narrativa italiana di oggi e il Cagliari Calcio

Essere lettori forti significa essere degli ignoranti. Della mia esperienza pluriennale di lettore posso raccontare questo: ovunque io dorma per più di tre giorni, lì si forma una pila di libri da leggere. Che sia per piacere, per lavoro o studio, leggo circa due ore al giorno. Potrei fare di più, ma i pasti, l’igiene personale, il dormire e i sopravvalutati rapporti umani non mi consentono oltre. La pila non retrocede ma piuttosto avanza inesorabile affinché la mia ambizione di diventare uno specialista di letteratura italiana venga frustrata quotidianamente. Essere uno specialista in qualcosa non è eroico né emozionante, ma è piuttosto ammissione della propria ignoranza: occupare il proprio tempo leggendo significa ignorare in gran parte (è il mio caso) cosa sia la chimica, la fisica, la storia, la medicina e la matematica. È ovvio che il tempo trascorso nel leggere l’Ariosto sia stato fruttuoso, ma ignoro cosa sia un’equazione di secondo grado, confondo sistematicamente il paracetamolo con il perossido d’idrogeno, sospetto Carlo V un nostro contemporaneo, e così via. Si scherza ovviamente, ma non troppo. Anche perché oggigiorno non è più possibile essere degli specialisti nemmeno in letteratura italiana contemporanea. Chiedo scusa se parlo di cose che mi succedono ma è per farmi comprendere meglio: la mia personale pila di libri è al momento composta da PercemberOttavio di Saint VincentIl sabba e almeno altri 10 volumi. Li detesto, anche perché Palomar sta là sotto sepolto da almeno 4 anni in attesa di essere finito. Ogni pila di libri che osservo è una personale sconfitta, mi ricorda, al pari di un carotaggio geologico, cosa facessi a distanza di anni. Inutile dilungarsi: più si legge e più si diventa ignoranti, perché si scoprono sempre nuovi titoli da leggere. E in Italia ogni mese vengono stampati libri che, stando alle pagine culturali dei giornali, sono imprescindibili, irresistibili, immancabili, roboanti, strazianti…
È possibile conoscere l’anamnesi completa della letteratura italiana contemporanea?Ovviamente no, perché significherebbe leggere tutte le 60 mila pubblicazioni prodotte ogni anno, tutti gli anni.

FORME DELLA NARRATIVA ITALIANA DI OGGI

A questo sconfortante approdo giunge anche Luigi Matt nel suo ultimo saggio, Forme della narrativa italiana di oggi, pubblicato per i tipi di Aracne Editrice“Negli ultimi anni, la produzione narrativa italiana è aumentata in un modo fino a poco tempo prima imprevedibile, tanto da aver assunto dimensioni tali da rendere impossibile che un critico sia in grado di dominarla: il massimo a cui si può aspirare è leggerne una minima parte. Alberto Casadei notava che «tra il 1980 e il 2006 sono usciti circa 5.000 testi narrativi italiani che dovrebbero essere esaminati», impresa evidentemente proibitiva per un singolo studioso”.
Basterebbe questa premessa per far arrossire tanti critici letterari che sulle presunte «miserie della nostra narrativa basate evidentemente su poche letture casuali che hanno scontentato il critico di turno» hanno imbastito una più che proficua carriera.
Nei mesi scorsi abbiamo tratteggiato cosa sia una critica militante, parlando dell’ultimo volume di Matteo Marchesini.
Stavolta, col volume di Luigi Matt abbiamo a che fare con un tipo di critica a lungo trascurata, quella formale, quella che privilegia le strutture narrative e lo stile.

Se il corpus di testi analizzati è volutamente parziale (pubblicazioni dal 2012 al 2013), il materiale analizzato è sezionato negli aspetti sistemici e quantitativi. L’approccio nelleForme della narrativa italiana di oggi è scientifico e ripudia volutamente gli aspetti impressionistici di certa critica nostrana. Non è un caso che le premesse siano robuste, ad esempio: «Gli autori rappresentano un insieme molto eterogeneo per età […] sono rappresentate tutte le zone d’Italia […] la proporzione tra scrittori e scrittrici dovrebbe avvicinarsi a quella misurabile sul totale dei libri pubblicati nello stesso periodo» ma soprattutto, in questo saggio sono «del tutto inopportuni i giudizi sommari riguardo al valore delle opere» perché secondo l’autore, tra le operazioni che si possano compiere, quella del giudizio dovrebbe essere la più marginale.

UN’ANALISI IMPARZIALE

In questo libro, il filo conduttore è l’asetticità con cui vengono trattati sia corpus di libri esaminati sia gli autori stessi. Lo segnala una spia grammaticale: l’assenza dell’articolo femminile vicino al cognome. Troveremo quindi Mazzantini, Masini, Abbadessa e non il tipo [la Mazzantini], [la Masini], [la Abbadessa]. Con i cognomi femminili, la norma tradizionale prescrive l’obbligo dell’articolo. La grammatica, haimé!, non sa essere asettica e neutra, ma è piuttosto maschilista, anche se la tendenza attuale è verso l’uso del cognome senza articolo, come per il maschile.
Anche Luigi Matt non è completamente asettico (vivaddio!), tant’è che un certo tipo giudizio sulle opere emerge distintamente, ad esempio: «molto più che provare sgomento, si avverte un netto senso di noia» (p.138); «soluzioni immaginifiche che in realtà si rivelano prive di un qualsiasi senso» (p.150); «spiccioli di metafisica pop spacciati per tesori sapienziali» (p.151); «rimane lontanissimo da un piano di dignità letteraria» (p.185).

Questo tipo di giudizio tuttavia è un’operazione marginale, perché la sostanza dell’opera è altrove: nella puntualità con cui gli aspetti sistemici di un testo letterario vengono analizzati, sia che si tratti di aspetti sintattici, retorici, grammaticali, stilistici.
Una lettura piuttosto complessa a dire il vero, ma che rende giustizia al piacere di leggere, un piacere consapevole però: se uno degli autori trattati da questo libro si chiamasse, ipotesi bizzarra, Cagliari Calcio (un autore amatissimo dal sottoscritto) non potrei certo adombrarmi se venisse analizzato per la sua miserrima difesa o per il suo sterile parco attaccanti stagione 2014/2015. Continuerei a leggere fanaticamente le opere di Cagliari Calcio, accettandone i suoi inequivocabili difetti.
Forme della narrativa italiana di oggi ha l’innegabile pregio di allenare una coscienza letteraria spesso rachitica. Se essere dei lettori forti significasse davvero essere ignoranti in storia, medicina e matematica, allora sarebbe un’enorme sciagura essere un lettore forte inconsapevole.

I commenti sono chiusi