Iva al 21% per gli allegati ai libri. L’Aie richiama il Governo

Il settore dell’editoria digitale, per quanto in espansione, continua a trovare ostacoli sul suo cammino. L’ultima minaccia arriva in maniera sottile, sotto forma di corollario del decreto legge sugli Ecobonus: come copertura all’estensione degli sgravi fiscali ai grandi elettrodomestici e alle pompe di calore il governo ha ben pensato di prevedere l’aumento dell’Iva dal 4 al 21% per tutti gli abbinamenti editoriali, compresi i supporti digitali. Non solo i gadget allegati alle riviste, quindi, ma anche i cd e dvd che spesso accompagnano e integrano le pubblicazioni cartacee, in particolar modo quelle destinate alle scuole. Dal 1 gennaio 2014 anche le componenti che risultano fondamentali per la completa fruizione di periodi e libri a cui sono legati dovranno subire un regime di Iva piena, con conseguente aumento dei prezzi stimato intorno al 6%. Decisamente un duro colpo per un settore già in crisi.

Non si è fatta attendere la reazione dell’Aie, che attraverso la lettera del presidente Marco Polillo ha chiesto al Premier Letta di intervenire per modificare tale impostazione del decreto legge. «Nel settore librario – scrive Polillo – ciò significa colpire soprattutto i contenuti digitali innovativi allegati ai libri. I prodotti più colpiti sono i libri educativi (libri scolastici, universitari, sussidi come dizionari o enciclopedie) che spesso hanno un’estensione digitale: eserciziari, approfondimenti, simulazioni di laboratorio virtuale, ecc., i libri per bambini – spesso accompagnati da audio-letture –, quelli professionali o preziose operazioni culturali basate sul multimediale (si pensi ai testi teatrali accompagnati dal video di una rappresentazione). La misura […] contraddice il suo personale impegno: “mai più tagli alla cultura”, così come “contraddice l’impegno a favore del digitale nella scuola e nell’università”».

La protesta sembra aver ottenuto qualche effetto. Il Senato ha infatti approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a cercare un modo per evitare l’aumento dell’Iva almeno per i supporti integrativi dei libri scolastici, lasciando però invariati gli aumenti per tutti gli altri generi. Questa situazione è lo specchio di una difficoltà che ancora riscontrano i legislatori nell’approccio all’evoluzione dell’editoria, ormai sempre più proiettata al digitale. Effetto lampante ne è la disparità di tassazione presente nel nostro Paese tra i libri cartacei, che godono storicamente di un’Iva agevolata al 4%, e gli ebook che, invece di essere considerati prodotti di cultura quali sono, vengono equiparati ai software e subiscono un’Iva al 21%.

Non si tratta però di un problema unicamente italiano. La situazione è simile in tutta Europa ed è proprio l’Unione Europea a mantenere lo status quo con le sue direttive sul valore aggiunto, arrivando a perseguire per concorrenza sleale quegli Stati, come laFrancia e il Lussemburgo, che nel 2012 hanno provato a ridurre l’Iva sugli ebook. E questo nonostante l’ammissione dell’esistenza di una problematica disparità di trattamento tra cartaceo e digitale.

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