Cartello sulla vendita degli ebook: Apple sotto accusa

È iniziato il 4 giugno e durerà tre settimane il processo che vede la Apple accusata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di aver creato un cartello sulla vendita degli ebook allo scopo di contrastare la politica di sconti messa in atto da Amazon, causando così un irregolare innalzamento dei prezzi. La Apple avrebbe portato avanti trattative con i maggiori editori statunitensi in previsione del lancio del market place iBookstore, nell’aprile del 2010, convincendoli ad abbandonare il modello wholesale e a pretendere un aumento dei prezzi da parte di Amazon, che fino a quel momento aveva mantenuto una media di 9,99 dollari sui best-seller. Se l’azienda di Jeff Bezos non avesse accettato le condizioni dettate dagli editori avrebbe corso il rischio di ricevere in ritardo le nuove uscite.

Quella della coalizione anti-Amazon sembrerebbe addirittura essere un’idea del defuntoJobs, a testimoniarlo ci sarebbe una mail indirizzata a James Murdoch, CEO di Harper Collins, nella quale esprime la volontà di creare un trend di mercato che avrebbe portato i prezzi degli ebook tra i 12,99 e i 14,99 dollari.

Seppure l’azienda di Cupertino respinga ogni accusa definendo l’intero procedimento a suo carico “bizzarro” per voce dell’avvocato Orin Snyder, la posizione in cui si trova risulta quanto meno delicata, vista anche la capitolazione degli altri imputati. Infatti, Apple rimane da sola a difendere la posizione di convinta non colpevolezza: dopo HachetteHarper Collins e Simon & Schuster, anche la Penguin e Macmillian hanno firmato un settlement agreement con il Dipartimento di Giustizia, accettando di non stringere alleanze che possano limitare le scelte dei rivenditori sul prezzo degli ebook e prevedendo forme di rimborso per i propri lettori.

Eppure la Apple tiene duro e difende la propria versione secondo la quale si sarebbe trattato di semplici accordi one-to-one, non di una coalizione, e prova ne sarebbero le difficoltà riscontrate nelle singole trattative. La volontà di aumentare i prezzi sarebbe dovuta alla convinzione che la formula adottata da Amazon fosse semplicemente poco redditizia e finisse con lo svendere e svilire il lavoro editoriale. Colpi vincenti sono stati messi a segno dall’avvocato Snyder nelle ultime udienze e il procedimento sembra non avere un risultato scontato. Bisognerà aspettare la sentenza del tribunale per avere chiarimenti sulla posizione di Apple.

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