Amazon Source: se il Kindle va in libreria

Arriva Amazon Source, il nuovo programma di affiliazione lanciato dall’azienda di commercio elettronico di Jeffrey Bezos, al fine di incrementare le vendite della famiglia Kindle.
L’obiettivo, come si evince dal comunicato stampa apparso su Amazon.com lo scorso 6 novembre, è quello di instaurare una forma di collaborazione tra i prodotti Kindlele librerie indipendenti e gli altri rivenditori (si pensi a coloro che operano nel campo dell’elettronica).
Come? Semplice: dando la possibilità ai rivenditori di comprare prodotti Kindle – come tablet e eReader – e di poterli riproporre nei propri negozi, con qualche vantaggio. Per un periodo di due anni dalla vendita del dispositivo, infatti, «oltre allo sconto sull’acquisto di Kindle e accessori Kindle per la rivendita, i retailer avranno l’opzione di ricevere il 10% da ogni libro acquistato attraverso il bookstore del dispositivo venduto».

Strategie di penetrazione

E non è finita: Amazon ha realizzato due apposite versioni del programma Source (testato al momento solo negli Usa), per cercare di entrare al meglio in qualsiasi canale di vendita. La prima, destinata alle librerie, prende il nome di Bookseller Program; la seconda, denominata General Retailer Program, è stata creata specificatamente per i negozi di elettronica. Le due versioni si differenziano per le percentuali di sconto previste per i retailer: ai librai, è permesso acquistare i Kindle con il 6% di sconto, oltre ad ottenere il 10% di cui sopra per ogni libro acquistato; gli altri rivenditori possono avere il Kindle con il 9% di sconto e sviluppare guadagni in base alle vendite dei vari device.
Una cosa analoga è già stata realizzata dalla canadese Kobo, che permette alle librerie indipendenti di vendere il Kobo con un ricavo del 5% e, in seguito, di guadagnare tra l’8 e il 18% sulla vendita degli eBook.

Reazioni

Il progetto, al momento, non sembra aver ottenuto enorme successo: solo JJBooks ha, infatti, deciso di entrare nel programma pilota, nonostante sia stato garantito ai negozianti al dettaglio che i prodotti invenduti potranno essere riacquistati da Amazon fino a sei mesi dopo il primo ordine, senza alcuna penale da pagare.
La visione di Amazon appare molto chiara: librerie ed eBook possono coesistere. Lo afferma, senza mezzi termini, il vice-presidente Russ Grandinetti, secondo il quale tale iniziativa rappresenterà una svolta per i lettori, che potranno acquistare testi digitali senza abbandonare la propria libreria di fiducia.
Di parere contrastante, invece, sono le diverse tipologie di rivenditori. C’è chi vede con entusiasmo la nuova proposta, sperando di poter allargare le proprie vedute sul mondo degli eBook; ma c’è anche chi non dimentica i metodi utilizzati dal colosso statunitense per fare concorrenza diretta sui prezzi dei libri, spesso proposti con leggeri ribassi, e che quindi vede con scetticismo quest’ultima proposta di Amazon. Ciò che è certo è che per i piccoli librai indipendenti, generalmente avversi alla vendita digitale, adattarsi a tali cambiamenti di mercato può risultare un’impresa ardua, capace di mettere a repentaglio i loro interessi economici e di assestare l’ennesimo colpo di grazia alla lettura tradizionale. Non è un caso se, negli ultimi anni, decine di librerie indipendenti, da Aosta a Palermo, hanno dovuto chiudere i battenti.

La questione: è plausibile credere che aziende come Amazon o Kobo possano dare una mano ai librai per uscire dalla crisi? Probabilmente no. Ma, va detto, il futuro del libro non risiede solo nel cartaceo: gli editori, ma anche – e soprattutto – i librai, non devono temere il digitale, bensì comprenderne e sfruttarne i vantaggi.

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