Librerie indipendenti a caccia di futuro – Intervista a L’Eternauta

In tempi in cui la diffusione della cultura sembra essere diventato un argomento di scarso interesse, c’è chi continua a portare avanti la sua battaglia per garantire ai lettori la possibilità di scegliere. E a volte trova aiuto in spiriti affini. Ce lo racconta Massimo, proprietario della libreria L’Eternauta.

Massimo puoi raccontarci com’è nata la libreria L’Eternauta?

Fare il libraio significa essere un anello di quella lunga catena attraverso la quale si è sviluppata la civiltà su questo pianeta: partecipare alla diffusione delle idee, del sapere, del racconto dell’uomo e della donna. Chi crede che attraverso la conoscenza possa migliorare la sua condizione e quella degli altri, cercherà di occupare un posto lungo quella catena che va dalla produzione e ricerca di saperi alla loro diffusione, al loro racconto. Ognuno secondo le proprie attitudini, conoscenze, temperamenti, predisposizioni, facoltà, ceti e provenienze.
In questa catena io occupo un posto da libraio. Da libraio di periferia dove la distanza dal centro non si misura in metri ma dalla presenza o meno di servizi pubblici e sociali, luoghi di aggregazione e di diffusione culturale.

Cosa avete proposto a chi entrava in libreria in questi anni?

Abbiamo proposto di leggere. Leggere come svago, per passare il tempo in una maniera diversa da quella dello stare davanti alla televisione, per esempio, leggere per imparare, per studiare, per rilassarsi. Per godersi al meglio un libro c’è bisogno che questo libro sia un buon libro e per cominciare abbiamo proposto ciò che piace, proiettati ad una continua formazione fatta di ricerca e suggerimenti.

Come si è arrivati alla chiusura?

Da un paio d’anni a questa parte stiamo assistendo alla chiusura di diverse librerie indipendenti. Un rischio serio per il mantenimento della bibliodiversità e per la possibilità di scelta dei cittadini.

Quali pensi che possano essere le soluzioni? Le istituzioni (Regione, Provincia, Comune) aiutano i librai? Cosa potrebbero fare in concreto per aiutarvi?

In un Paese dove la scuola, la sanità, i servizi pubblici sono allo sbando come possono salvarsi le librerie indipendenti?
Se lo stato abdica totalmente al suo ruolo formativo e considera la cultura una merce come un’altra e il libro alla stessa stregua, sarà il mercato ad impossessarsene e farne quel che più gli conviene: denaro.
Il mercato del libro è molto ricco, tanto ricco da essere conteso dai più grandi gruppi di interesse. In assenza totale di controllo la tendenza è quella della concentrazione.
La concentrazione risponde a leggi ben precise che calpestano tutti i diritti ad una formazione e a una diffusione di una cultura libera e indipendente.

La vostra storia ha un lieto fine. Da pochi giorni avete riaperto i battenti in una nuova sede: l’Hoola Hop Club, sempre al Pigneto. Cosa cambia per voi con questa nuova location?

Per fortuna nel latitare delle istituzioni esistono le persone che credono che quella della diffusione dei saperi, delle culture, della socialità, sia una battaglia degna di essere combattuta nonostante tutti gli ostacoli che vengono posti davanti.
C’è una libreria indipendente nella testa di tutt@ quell@ che rivendicano spazi di libertà nei luoghi dove vivono e lavorano, che contribuiscono anche solo attraverso l’utenza all’esistenza di un teatro, di un cinema, di un’edicola, di un laboratorio artigianale, di uno spazio pubblico.
L’HulaHoop nasce da sentimenti simili a quelli che hanno visto nascere la libreria L’Eternauta e l’incontrarsi è stato bello e, per un certo verso, naturale. Questo è un incontro destinato ad aumentare le potenzialità di ciascuna delle due parti di influire sul territorio, di svolgere al meglio, con soddisfazione e piacere il compito che si sono prefisse.

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