I Gialli Mondadori: intervista a Franco Forte

franco forteIn Italia esiste un genere letterario chiamato “giallo” che è proprio della nostra letteratura e non ha riscontri negli altri paesi, in quanto racchiude in sé quello che gli inglesi traducono con vari termini (detective story, crime novel, thriller ecc).

Questa peculiarità nasce dal fatto che questi generi narrativi sono stati presentati tutti insieme al pubblico italiano nel 1929 in una collana della Mondadori, caratterizzata proprio dalla copertina gialla. Alla guida dei Gialli (e di tutte le collane da edicola) dal 2011 c’è Franco Forte: scrittore di romanzi (tra questi: CarthagoGengis KhanIra Domini), sceneggiatore (RIS –Delitti imperfetti, per restare in tema) e curatore di diverse antologie di genere horror e fantastico. Con questa intervista abbiamo cercato di capire come si porta avanti una collana da edicola con più di ottanta candeline.

I Gialli Mondadori hanno esordito in edicola nel 1929. Con una brevissima pausa obbligata tra il ’41 e il ’42 la pubblicazione è stata ininterrotta. Come ti spieghi il motivo di questo successo? Il giallo, a differenza del rosa e in parte anche della fantascienza, è un genere che si trova ampiamente in libreria; e il prezzo di un giallo (4,90 euro) non è in realtà molto diverso da quello di un tascabile (che si attesta sui 9-10 euro). Dunque come ha fatto una collana da edicola a mantenere questo seguito di lettori?

Bè, intanto diciamo che i Gialli costano la metà di un tascabile, e dunque mi pare che la differenza sia notevole. Per di più, senza pagare alcuno scotto in fatto di qualità, visto che sono tutti romanzi integrali tradotti con cura e confezionati in un prodotto estremamente dignitoso. Questo è un primo motivo per cui molti lettori (soprattutto i lettori forti, che acquistano due o tre libri al mese) continuano a rispettare l’appuntamento con le nostre collane in edicola. E poi, c’è il fatto che nei Gialli Mondadori escono molti autori classici che ormai è difficile trovare in libreria, e le scoperte e le riscoperte di questo genere letterario pubblicate in tutto il mondo, che riusciamo a proporre mantenendo un occhio sempre puntato sulle novità del mercato e l’altro sulle opere che hanno fatto la storia del giallo e del thriller. Infine, c’è da considerare che i Gialli Mondadori sono distribuiti nelle edicole, un canale ben diverso dalle librerie, molto frequentato da un pubblico vastissimo, che non fatica a riconoscere il colore delle nostre copertine fra i magazine sugli scaffali. Ma in definitiva, la risposta più semplice alla tua domanda è questa: nei Gialli Mondadori si pubblicano ottimi romanzi, e il pubblico lo sa, li apprezza e dunque li compra. Risparmiando anche qualcosa...

Domanda legata in parte alla precedente: negli anni come sono cambiate le tirature?

Come sempre si sale e si scende, in quella che gli addetti ai lavori chiamano l’ottovolante dell’editoria periodica. Se c’è crisi, le vedite calano e le tirature si adeguano. Se il mercato tiene, la gente acquista più copie e le tirature salgono.

Come si è evoluta negli anni la linea editoriale della collana? Perché il termine “giallo” è tipicamente italiano, ma contiene in sé molti sotto-generi: detective story, mystery ecc. Quindi come si sono evoluti anche i gusti dei lettori?

Il genere giallo prende il nome proprio dal fatto che le prime copertine dei Gialli Mondadori erano di questo colore. Dopodiché, con la diffusione del mystery a livello mondiale e delle sue sottocategorie, come il thriller, il legal thriller, il crime, la detective story, ecc, si è cercato di riassumere tutti questi generi in uno solo, ma secondo me l’operazione non ha mai avuto molto senso. Il giallo è diverso dal thriller o dal noir, segue degli schemi e ha delle prerogative che partono dall’età d’oro del giallo mondiale e che si rifanno alle figure dei grandi investigatori passati alla storia, come Sherlock Holmes, Perry Mason, Hercule Poirot e tanti altri. Anche oggi, per quanto il thriller sia il sottogenere del mystery più diffuso, il Giallo Mondadori cerca di mantenere il più possibile integra la sua identità, rifacendosi al giallo d’investigazione di stampo classico. E il pubblico sembra apprezzare.

Da Alberto Tedeschi in poi si sono succeduti diversi curatori… questo in che modo ha influito sulla scelta delle pubblicazioni? E fino a che punto un curatore può “imporre” una sua linea su una collana così iconica?

Il curatore è colui che sceglie cosa pubblicare, e dunque influisce in maniera determinante sulle derive editoriali di una collana. Non dimentichiamo che la produzione di gialli, nel mondo, è sterminata, e dunque va fatta una rigorosa selezione in base ai gusti del pubblico, prima di decidere che cosa portare in edicola. È su questo che si misura un editor, sulla sua capacità di andare incontro ai gusti del pubblico per fargli leggere ciò che vuole. Naturalmente sperimentando, provando a far degustare altri piatti e cercando di spiegare, attraverso la pubblicazione di opere di valore, quanto ormai il giallo sia diventato una narrativa pervasiva, aperta a molteplici sfaccettature, che se non si assaggiano non si può capire se potrebbero essere di gradimento oppure no. Il pubblico risponde con interesse e curiosità a questi stimoli, e ben presto dà il suo giudizio, che inevitabilmente indirizza le scelte dei curatori della collana. È sempre stato così, accade ancora oggi e immagino che succederà anche in futuro. Per esempio, negli ultimi tempi ho aumentato il numero di romanzi al femminile in collana, dopo che uno Speciale intitolato Le signorine omicidi ha fatto registrare il tutto esaurito. Che siano le donne, ormai, il pubblico forte fra i lettori, è risaputo, e dunque sapevo che anche nel giallo sarebbe stato importante soddisfare le esigenze delle donne che ci leggono, e come farlo nel modo migliore se non proponendo romanzi scritti da autrici di rilievo, che possono proporre storie gialle di altissimo livello, scritte e pensate, però, con la sensibilità femminile che le contraddistingue? Ed ecco che seguendo questa strada ho riportato in collana autrici come Anne Perry e, a breve, Ruth Rendell, che erano state prese da altri editori, e ho lanciato scrittrici di successo internazionale come Tessa Harris, Maureen Jennings, Rhys Bowen, che stanno facendo registrare numeri di vendita molto interessanti. Allo stesso modo, ci siamo resi conto che certe contaminazioni di genere, con elementi noir, thriller o persino horror, non solo venivano ricusate dai nostri lettori, ma ben presto cadevano nell’indifferenza totale, costringendoci a evitare di proporle ancora.

Allo stato attuale i Gialli escono con cadenza quindicinale, alternandosi ad altre uscite: i Gialli Extra, gli Oro ecc. Al momento quante sotto-collane sono attive? Come differenziate la produzione all’interno delle stesse? E come coordinate le uscite?

I Gialli Mondadori hanno periodicità quindicinale, ma escono due titoli insieme a inizio del mese, in modo da farli stare in edicola non 15 giorni bensì 30. Oltre ai Gialli Mondadori, con le novità da tutto il mondo, abbiamo i Gialli Mondadori Classici, con le ristampe dei grandi autori del passato, i supplementi estivi denominati Oro (sia per i Gialli sia per i Gialli Classici), e pubblichiamo una serie quadrimestrale intitolata Il Giallo Mondadori Speciale, che riunisce in un volume da 5,50 euro ben due romanzi e un racconto a tema (delitti della camera chiusa, delitti in tribunale, ecc). Dall’anno scorso, poi, ha esordito la collana Il Giallo Mondadori Sherlock, che con periodicità mensile propone i migliori apocrifi di Sherlock Holmes di scuola anglosassone. Infine, l’Extra è un volume annuo che contiene antologie o volumi abbinati a iniziative particolari, come quando abbiamo raccolto i racconti valutati e letti durante la trasmissione Giallo 24 su Radio 24, organizzata in partnership con la nostra collana.

So che non è una domanda facile, ma che idea ti sei fatto del lettore tipo (o dei lettori tipo) dei Gialli? E in che modo mantenete un rapporto con i lettori?

Il lettore tipo dei Gialli Mondadori è molto competente, legge parecchio e ama il giallo più di stampo classico, che il thriller sanguinolento. Ai botti e spari preferisce i ragionamenti del bravo investigatore. Il rapporto è continuo e costante sia sul sito del Giallo sia attraverso la mail della redazione, a cui scrivono in molti. Stiamo cercando di implementare nuove forme di dialogo e di aggregazione, attraverso i social network e gli strumenti del web, ma al momento non li riteniamo una priorità, perché più che chiacchierare, per fortuna, al nostro lettore interessa leggere.

Anche questa non è una domanda facile: come decidete cosa pubblicare? Avete degli autori storici ma immagino che ci sia anche un ricambio. Quindi come fate scouting? E in che misura vi adeguate ai gusti del momento dei lettori quando scegliete un nuovo autore? C’è un’apertura verso altri mercati, oltre quello di lingua inglese?

Il mercato anglosassone è il primo bacino cui attingere, per importanza degli autori e qualità delle opere, e poi perché così pretendono i nostri lettori. Dopodiché cerchiamo di dare spazio anche agli autori nazionali, che stanno diventando sempre più bravi e apprezzati, anche grazie al premio Alberto Tedeschi che a cadenza annuale designa il miglior romanzo giallo italiano, che esce a ottobre in collana e viene premiato durante i festival del giallo. Quello che cerchiamo di fare è mantenere un occhio costante sulle uscite nel mercato internazionale, e valutare tutti i titoli che ci sembrano adatti a una riproposizione al nostro pubblico. Uno sforzo non indifferente, che ci costringe a valutare centinaia di romanzi l’anno attraverso uno staff di collaboratori esperti. Dopodiché, questo filtro riesce a far piovere sulla mia scrivania proposte e novità interessanti, e a me spetta la decisione finale di cosa pubblicare, facendo affidamento sulla mia esperienza e su quella che credo potrebbe essere la risposta del pubblico. Per gli italiani hanno fatto registrare ottimi risultati autori come Enrico Luceri, Stefano Di Marino, Annamaria Fassio, Cristiana Astori e Manuela Costantini. Fra gli autori non anglosassoni spicca per l’attenzione che gli viene prestata dai lettori il grande Paul Halter, giallista francese di cui ho ripreso a pubblicare gli inediti, ma anche la coppia Boileau-Narcejac.

Gli autori dei Gialli paiono essere prevalentemente stranieri, questo perché? Un autore italiano si impone con più difficoltà? In che misura date spazio agli italiani nel vostro catalogo? E, anche qui, come avviene lo scouting di un autore italiano rispetto a un autore straniero?

Come detto, il mercato anglosassone la fa da padrone. Ma piano piano gli autori italiani stanno emergendo e si stanno guadagnando la loro fetta di mercato. Naturalmente la collana non è in grado di proporre più di una decina di testi l’anno a firma italiana, ma quelli che escono risultato poi sempre tra i più venduti, e questo non può che confortarmi, visto che credo molto nelle capacità dei nostri autori. Del resto, in tutto il mondo gli autori nazionali hanno un ruolo di rilievo, solo in Italia l’imperante mania esterofila ha condizionato per molto tempo l’uscita dei nostri scrittori. Ma il pregiudizio sta crollando sotto i colpi della qualità di ciò che pubblichiamo, e dunque credo che presto potremo aumentare ancora il numero di autori nazionali in catalogo. Per ciò che riguarda lo scouting, la strada maestra per farsi valutare dal Giallo Mondadori è la partecipazione al Premio Tedeschi, anche perché vincerlo significa entrare nella cerchia ristretta dei giallisti a cui il pubblico presta grande attenzione.

Oltre al Premio Tedeschi quali credi che siano i premi di valore?

Più che per i romanzi, i premi di valore nell’ambito del giallo li consiglio per i racconti. Ce ne sono molti, parecchi dei quali in partnership con il Giallo Mondadori, che pubblica in appendice i vincitori e i finalisti. Basta andare sul sito del Giallo, nell’area Premi, per leggere i bandi.

Tu sei anche uno scrittore, quindi ti faccio una domanda anche sulla scrittura: che consigli ti senti di dare a un autore che vuole scrivere romanzi di genere (in questo caso prevalentemente gialli)? Ci sono degli autori che ritieni necessario conoscere? Delle altre letture che secondo te sono utili? Seminari, corsi, tecniche di scrittura… in generale ogni consiglio che vuoi dare è ben gradito!

È evidente che per poter scrivere di un genere così vasto e approfondito bisogna per prima cosa conoscerlo a fondo. Dunque prima bisogna leggere, e anche tanto, da Conan Doyle con le avventure di Sherlock Holmes fino ai giallisti d’oggi come Maurizio De Giovanni, passando per i classici come John Dickson Carr, Earl Stanley Gardener, Agatha Christie e via dicendo. Poi, quando si ha un certo bagaglio culturale su cui fare affidamento, si può provare a proporre le proprie idee. Senza una padronanza delle tecniche di scrittura, però, si dovrà fare affidamento solo sul proprio talento, di cui però difficilmente un autore ha chiare le coordinate. Se possibile, dunque, sarebbe meglio frequentare dei seri corsi di scrittura, e cercare il confronto con gli esperti del settore, magari partendo dai racconti, più facili e rapidi da scrivere rispetto ai romanzi, con la partecipazione assidua ai vari premi che consentono di farsi leggere e valutare, e magari ottenere anche una pubblicazione, se si hanno i numeri per farsi notare.

Ultima domanda: che progetti avete per la collana? Puoi anticiparci qualcosa?

Al momento non ci sono progetti particolari, dopo il varo qualche mese fa della collana di apocrifi di Sherlock. Lavoriamo sugli autori (per esempio il ritorno in collana di Ruth Rendell, un vero mostro sacro di questo genere), sulla qualità delle traduzioni e dei nostri prodotti, e cerchiamo di dare al lettore una panoramica che sia il più vasta e completa possibile di questo genere letterario nel mondo.

 

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