Francesca Migone: «Dagli Oscar ai Meridiani, le ristampe che danno nuova vita al catalogo»

Il palazzo del Gruppo Mondadori (progettato da Oscar Niemeyer) emerge dall’acqua con le sue arcate e i cinque piani di uffici e redazioni. Al suo interno, tra i vari marchi (Edizioni Mondadori, Giulio Einaudi editore, Edizioni Piemme, Sperling & Kupfer, Education ed Electa) e le numerose collane, si lavora su quasi 2.700 titoli l’anno con una quota di mercato del 27% (dati al 2013). Come si possano coordinare così tanti titoli e gestire una redazione da centinaia di volumi ce lo spiega Francesca Migone, prima redattrice ai Meridiani e ora coordinatrice alla redazione ristampe del catalogo Oscar. Francesca è giovane, cordiale e unisce al pragmatismo un vero entusiasmo per il suo lavoro. Ci ha accompagnati in una delle redazioni più complesse d’Italia, tra bozze, traduzioni, impaginati e le prospettive di un mestiere che cambia. È stato un piacere parlare con lei.

Tu hai studiato Lettere moderne a Milano, come sei passata dall’università all’editoria?

Ho avuto la possibilità, appena prima di laurearmi, di fare uno stage alla Mondadori. C’era una ragazza che andava in maternità e avevano bisogno di una mano alla redazione dei Meridiani per tamponare quest’assenza temporanea. Quindi sono arrivata lì senza aver fatto studi specifici per l’editoria: mi sono laureata in Lettere e ho fatto una tesi in letteratura latina... non avevo neanche tanto in mente l’editoria. Pensavo, come tanti laureati in Lettere, di lavorare come insegnante; ma mi è capitata questa possibilità e così ho iniziato, tra l’altro in un luogo davvero stimolante: la redazione dei Meridiani mi ha permesso da un lato di mettere le mani su libri molto complessi, ma dall’altro si tratta di una redazione che lavora su un numero di titoli abbastanza limitato, quindi ho potuto lavorare con calma e con persone estremamente competenti; devo dire che il primo approccio è stato molto formativo.

In redazione ci si occupa di tante cose… bozze, bandelle, quarte di copertina… tu non avevi, come mi hai detto, una formazione specifica… quindi come hai iniziato a muoverti?

Mah, ho iniziato dalla base. Facevo riscontri su bozze corrette da qualcun altro, poi ho iniziato a fare delle piccole letture anch’io, fino ad avere in mano il coordinamento di un volume: un fuori collana, una raccolta di opere di Alda Merini, e poi anche di un volume in due tomi sulla storia della canzone italiana. All’inizio mi sono data da fare su cose molto pratiche: per esempio, sono arrivata che si stava lavorando ai Meridiani sul giornalismo italiano e io mi sono occupata dell’invio di decine e decine di lettere ai giornalisti per chiedere l’autorizzazione a pubblicare questi pezzi… insomma, tutta una serie di lavori un po’ collaterali rispetto all’attività redazionale, che però sono stati molto importanti. Il redattore rischia di chiudersi in se stesso, solo sul lavoro al testo, e invece il libro ha tutta una storia precedente, da quando viene pensato, acquisito; e poi anche una storia successiva alla redazione, legata alla stampa e alla promozione. Ecco, io sono sempre stata molto curiosa di conoscere tutte queste altre fasi di vita del libro.

Quali pensi che siano le qualità necessarie per essere un bravo redattore?

Sicuramente ci vogliono una competenza e un’attenzione che si acquisiscono nel tempo, diciamo che l’occhio al refuso ce lo si fa leggendo e lavorando. Ci sono dei periodi, come questo, in cui lavoro poco sul testo e mi rendo conto che quest’occhio si perde: è una questione di esercizio e abitudine. Si notano meglio i problemi su collane che si conoscono, perché si ha familiarità con l’impaginato di base. Poi, come dicevo, trovo che sia molto importante interessarsi a quello che è il libro prima e dopo la redazione, per esempio è utile avere delle informazioni dall’editor… capire come il libro è nato, perché viene pubblicato, la sua destinazione. Trovo che renda più utile ed efficace il lavoro del redattore.

Tu ora ti occupi di coordinare il lavoro redazionale…

Sì, sono in un’area un po’ particolare. Come collaboratrice sono in Mondadori da sei anni e adesso lavoro al catalogo, che è un’area immensa, al suo interno spaziamo enormemente… andiamo dai libri da edicola, al marchio Oscar, cioè più o meno 4.500 titoli, ai Meridiani e ai libri della Fondazione Valla. Quindi un grandissimo numero di titoli e una notevole varietà di generi e prezzi. Questo è molto stimolante. In particolare, io mi occupo delle ristampe.
Che cosa vuol dire… be’, intanto lavorare al catalogo vuol dire lavorare nel luogo in cui i libri, dopo essere stati pubblicati in frontlist, se ritenuti idonei dagli editor, vengono sistemati, ricevono una loro collocazione in una collana piuttosto che in un’altra, e quindi diventano patrimonio stabile della casa editrice. Questo è il primo lavoro che si fa.
Quello delle ristampe è invece un lavoro di manutenzione del catalogo, che significa appunto mantenerlo vivo: rendere disponibili i libri quando si esauriscono in magazzino e anche aggiustarli, se occorre. I volumi che vengono ristampati, secondo gli input del marketing, che monitora il magazzino, possono essere ristampati così come sono, e allora il nostro compito è solo aggiornare il numero dell’edizione e dare il visto, si stampi, oppure possono essere più o meno lavorati: e allora entro in gioco io. Un libro che è in catalogo da molti anni può avere bisogno di una revisione di traduzione, di un saggio introduttivo, di una nuova copertina, o anche semplicemente di interventi chirurgici… pagine montate male dagli stampatori, refusi… in questo senso è molto prezioso il contributo dei lettori, che spesso ci segnalano alcuni errori.
Una collana intera può essere oggetto di restyling, per cui i libri vengono lavorati sia all’interno sia nella veste grafica.
Per esempio, adesso abbiamo fatto una bella edizione dell’Ulisse di Joyce: noi l’avevamo in due volumi, il testo e la guida alla lettura, ora abbiamo fatto un unico volume con il commento interpolato al testo.

Qual è un testo interessante sul quale avete lavorato recentemente?

Be’, questo lavoro sull’Ulisse è stato molto interessante. Intanto, come dicevo prima, l’input alla ristampa può venire dal marketing, perché il libro è esaurito, oppure dall’editoriale, perché magari viene segnalato un anniversario, un certo evento per cui si sa che un autore verrà messo sotto una particolare luce. Una volta ricevuto l’input si fa una riunione con gli editor e lì si decide cosa fare. Questa idea di lavorare sull’Ulisse, che è anche la risposta a tante altre edizioni uscite negli ultimi anni, dopo che l’opera di Joyce è andata fuori diritti, vuole valorizzare la guida alla lettura che prima occupava un libro a parte e che quindi era difficile da consultare.
Allora cosa abbiamo fatto? Per prima cosa non avevamo i file di questo libro, perché si trattava di una vecchissima edizione (quella della Mondadori è stata la prima traduzione uscita in Italia ed è considerata eccellente, anche a distanza di anni) e quindi, tramite i colleghi che si occupano della digitalizzazione del catalogo, abbiamo ricomposto il testo. Poi lo abbiamo reimpaginato inserendo le note e il commento, in parte all’inizio del volume e in parte in fondo. Dopo questo lungo lavoro di impaginazione sono state fatte due letture di bozze, da parte di due redattori che hanno verificato e corretto il tutto.
Ecco, il mio lavoro è coordinare tutte queste fasi della lavorazione: io dico che faccio il vigile urbano, perché di fatto smisto e dirigo un po’ il traffico, devo capire chi può fare quel lavoro, quali sono i tempi, e chiudere il conto economico. Ed è per questo che ultimamente lavoro poco sul testo, però è molto interessante.

Immagino che lavorando agli Oscar capiti di dover rivedere le traduzioni di testi abbastanza datati, come e quando stabilite che una traduzione non è più adatta?

Gli input sono molto diversi… possono essere anche segnalazioni di lettori, di blogger, di studiosi. L’operazione di digitalizzazione del catalogo, per esempio, è stata l’occasione per rileggere moltissimi libri che venivano ristampati così com’erano, senza porsi più di tanto il problema; e invece abbiamo avuto una squadra di lettori che, leggendo i testi che venivano via via digitalizzati, ci hanno segnalato problemi di traduzioni datate ma anche di traduzioni con alcune lacune, perché magari erano volumi vecchi che erano stati tradotti con altri criteri. Queste problematiche vengono segnalate agli editor che stabiliscono se è il caso di intervenire e rivedere tali traduzioni, ovviamente anche a seconda di quanto il libro viene ristampato, di quanto è importante l’autore… perché purtroppo non tutto si può rivedere, e dobbiamo fare delle scelte. Però sì, capita.

Cosa e quanto viene messo fuori catalogo?

Eh, purtroppo moltissimo! Tutti gli anni c’è un’operazione di messa in fuori catalogo, che non mi coinvolge direttamente perché se ne occupano il marketing e gli editor. Da un lato vengono messe da parte le edizioni speciali fatte per occasioni particolari, come le edizioni di volumi legati a un film ecc.; dall’altro finiscono fuori catalogo anche altri titoli, magari perché si perdono i diritti dell’autore, e capita spesso, oppure perché quel testo non viene ristampato spesso, o per altri motivi che non conosco.
Calcola che prima ti parlavo di 4.500 titoli per gli Oscar, ogni anno le novità sono circa 300, quindi è evidente che se ogni anno entrano 300 titoli ne devono uscire parecchi.

Come redattrice, o coordinatrice, c’è un titolo, un progetto al quale sei particolarmente legata?

Sicuramente il volume più complesso che ho seguito è quello di cui ti parlavo prima, sulla canzone italiana, edito nei fuori collana dell’area Classici. È stato un progetto molto grosso che mi ha presa per più di un anno: ho dovuto editarlo, impaginarlo… ho seguito davvero tutte le fasi, anche la parte dell’acquisizione dei diritti, che quando si parla di canzoni è molto importante e complicata, quindi è stato istruttivo sotto tutti i punti di vista. Sai… lavorare sui libri viene da molti considerato un mestiere che ha a che fare con il nobile obiettivo di fare e promuovere cultura, il che è vero naturalmente, ma ci sono tanti aspetti organizzativi e pratici di cui difendo molto l’importanza e che in una visione un po’ snob di tanti che lavorano in questo mondo vengono invece considerati bassa manovalanza. Tornando al libro sulla canzone italiana, è uno dei primi sui quali ho lavorato quindi mi ci sono davvero fatta le ossa.
Anche il lavoro sull’Ulisse è stato entusiasmante, perché il libro è quello che è… ed è un piacere lavorare su testi così. Lo abbiamo fatto uscire in ebook ed è stato interessante lavorare anche sugli aspetti del digitale.
Quello che amo del mio lavoro è la varietà di testi che ho sotto le mani: ho seguito l’Ulissema mi occupo anche di tutti i nostri bestseller, che hanno il loro interesse.

Tu hai parlato di farsi le ossa. Cosa consiglieresti a un giovane redattore, o a un aspirante redattore per prepararsi ad entrare nell’editoria?

Io, appunto, non ho seguito nessun master o corso in particolare, mentre so che sono molto utili sia dal punto di vista delle competenze che si acquisiscono, sia soprattutto per i contatti che si trovano. Sì, credo che sia utile, anche se molto impegnativo, perché si parla di master spesso lunghi e costosi.
Quello che vedo – ed era una tendenza già avviata quando io ho iniziato e che adesso è la regola – è che chi fa il redattore, chi lavora propriamente sul testo, è un lavoratore al di fuori della casa editrice, un più o meno libero professionista che non ha, come un tempo, la sua postazione in casa editrice e magari anche un contratto da dipendente… ecco, sapere questo è importante per chi si vuole avvicinare a questa professione.
Detto questo, sicuramente si incomincia dalle bozze, dalla doppia lettura e dalla collazione dei testi che sono stati ricomposti. Molto utile è essere già un po’ autonomi sul fronte informatico, saper utilizzare i programmi di impaginazione, QuarkXPress e InDesign, anche a livello basilare. Noi adesso lavoriamo con InDesign, anche se nelle ristampe di vecchi testi capita spesso di avere un impaginato in Quark, se non addirittura di non avere file ma solo gli impianti dello stampatore.
C’è poi il discorso del digitale, che è un’area interessante su cui le case editrici ancora investono abbastanza, e avere una formazione in quel senso è sicuramente positivo.
Col tempo un redattore si specializza, magari negli editing, nelle revisioni ecc… il lavoro delle bozze viene considerato una cosa più da principianti, ma mantenere un po’ di disponibilità per le bozze e l’impaginazione è un vantaggio.
È inutile dire che non è un gran momento per l’editoria, come non è un gran momento per niente.

Come procede invece il lavoro di digitalizzazione?

Allora, il discorso della digitalizzazione è volto innanzitutto ad avere tutti i testi disponibili su file, prima ancora che per pubblicarli in ebook. C’è proprio una squadra di persone che lavora da un po’ di anni a questo progetto molto interessante, e devo dire che avere questo gruppo in redazione è davvero una fonte di stimoli. Loro hanno scandagliato tutto il catalogo per capire in che forma avevamo a disposizione i vari testi: in parte c’erano dei file in XPress, e in parte c’era solo in cartaceo. La digitalizzazione avviene in India, abbiamo un contratto con una società che ricompone i testi cartacei o converte i file XPress in InDesign, e poi i file che tornano vengono lavorati da questa micro redazione a seconda del tipo di storia che hanno avuto. Quindi per esempio i file che arrivano dalla digitalizzazione del cartaceo vengono riletti e collazionati, i file che vengono da XPress vengono sottoposti a una serie di controlli… dopodiché i file vengono rimandati in India, viene creato l’ebook che viene ricontrollato dalla redazione.
L’impaginazione per la stampa viene seguita interamente dai nostri redattori.

Adesso che progetti state seguendo?

Adesso siamo in una fase tosta: tra dicembre e gennaio noi delle ristampe abbiamo un importante carico di lavoro, perché ad aprile c’è la campagna sconti Oscar e quindi il rifornimento del magazzino è prioritario… parliamo di più di 800 volumi ristampati in questi mesi. Dobbiamo assicurarci di fare tutte quelle modifiche imprescindibili e che i testi arrivino allo stampatore per tempo.
A parte questo, stiamo riprendendo in mano un autore del nostro catalogo che non è molto conosciuto, Carlo Sgorlon. Stiamo pian piano sistemando i suoi libri, realizzando delle copertine in linea con la collana di oggi e rendendo disponibili i suoi titoli anche in ebook… abbiamo cominciato con due volumi, La foiba grande e L’armata dei fiumi perduti… è un autore friulano quindi i suoi libri sono molto connotati geograficamente. Questa è un’operazione di rivitalizzazione di un autore che è parte del patrimonio della casa editrice e che però ha bisogno di una spinta.
Abbiamo fatto una cosa simile l’anno scorso con Malerba… è un lavoro interessante, un po’ di nicchia: non si tratta di grandi bestseller ma sono piccole operazioni importanti, a cui tengo molto, e che mi permettono tra l’altro di scoprire autori che altrimenti conoscerei poco.

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