Cinquanta sfumature di rosa: intervista a Marzio Biancolino

Per molti anni i romanzi rosa per me sono stati solo quei libretti che vedevo abbandonati sulle mensole delle nonne e delle zie, tascabili ingialliti con uomini aitanti e donne estasiate in copertina. Mi parevano il residuo di un altro tempo, l’espressione del desiderio di evadere di un certo tipo di donne, quelle sempre chiuse in casa, con mariti noiosi, nutrite di Harmony e telenovelas.

Invece i romanzi rosa sono sempre rimasti lì, esposti regolarmente in ogni edicola, con collane sempre diverse, copertine sempre diverse (ma sempre con gli stessi uomini aitanti e le stesse donne estasiate). Poi è arrivato Cinquanta sfumature di grigio e le librerie, i treni, le sale d’attesa si sono riempite di avide lettrici delle avventure di Mr. Gray e signora. Sono entrata così nell’ottica di voler capire come funziona una certa narrativa di genere, dai meccanismi narrativi (imperdibile in questo senso il manuale Come scrivere romanzi rosa di Taylor Pianka Phillis, fuori catalogo ma facilmente reperibile) alle strategie editoriali e commerciali che ci sono dietro. Per questo ho intervistato Marzio Biancolino, redattore per Mondadori dal ’91 e dal 2010 editor deiRomanzi. Ci diamo appuntamento una mattina presto su Skype e quello che ne esce è un quadro più definito della letteratura rosa in Italia, dalla redazione alle lettrici.

Volevo parlare un po’ del tuo lavoro, e della letteratura rosa in generale. Gli Harmony arrivano in Italia agli inizi degli anni ’80, e nel tempo la produzione si è diversificata sempre di più, fino ad arrivare a I Romanzi, perché c’è stata la necessità di differenziare in questo modo l’offerta?

Faccio una premessa importante. Quando si parla di Harmony, in realtà ci si riferisce a uno dei due editori che pubblicano romance da edicola, l’altro è Mondadori. Harmony è nata negli anni ’80 da una joint-venture tra la canadese Harlequin Enterprises e Mondadori, da cui la crasi del nome Harmony. Perciò, anche se Harmony nell’immaginario collettivo è diventato il termine usato per definire il romanzo rosa, di fatto si tratta di uno dei due soggetti oggi presenti in edicola, mentre l’altro è Mondadori con I Romanzi, di cui mi occupo io.

Però entrambi, comunque, fate parte del gruppo Mondadori…

In un certo senso sì. Però mentre io lavoro dentro palazzo Mondadori a Segrate, pienamente integrato in Arnoldo Mondadori Editore, Harmony, con una redazione, un marketing e una struttura amministrativa del tutto autonomi, fa capo al gruppo editoriale Harlequin Mondadori. Seppure ciò non tolga che, da un punto di vista puramente economico, i suoi utili alla fin fine confluiscano anche in Mondadori. Mi rendo conto che possa sembrare una situazione un po’ complicata, e per qualche verso curiosa, ma di fatto si tratta di due soggetti diversi e in forte concorrenza tra loro.

Questo lo sapevo, e anzi riformulo la domanda: se Mondadori ha contribuito a creare il marchio Harmony per portare i romanzi rosa in Italia, ricavandone degli utili, perché poi c’è stata la necessità di aprire anche I Romanzi?

Perché all’origine era stato stipulato un accordo, di cui ora non si trova più traccia scritta, secondo il quale Harmony si sarebbe occupata solo di romance di ambientazione contemporanea mentre Mondadori solo di ambientazione storica. Nel corso del tempo, già negli anni ’90 questo accordo è stato via via disatteso da Harmony che ha cominciato a pubblicare dello storico. Noi fino al 2000 ci siamo attenuti in modo molto ligio all’accordo, poi abbiamo gradualmente iniziato a pubblicare qualche romanzo contemporaneo e attualmente siamo a una quota intorno al 10-15% della nostra produzione complessiva.

Una caratteristica dei romanzi rosa è che di fondo le trame sono molto simili, la struttura narrativa è molto standardizzata, quindi penso che sia difficile offrire ogni settimana, ogni due settimane un romanzo che sia un po’ diverso da quello precedente…

Sì, ma se ci pensi questo aspetto è comune a diversi generi narrativi. Anche nei gialli bisogna sempre scoprire chi è l’assassino, eppure di gialli ne vengono sfornati a vagonate. Nel romance i vincoli sono un po’ più stretti rispetto all’evolversi della trama ma, come nei gialli, anche qui si cercano e si elaborano innumerevoli varianti, dal contesto storico agli imprevisti narrativi, all’introspezione psicologica... non sono poi pochi gli elementi che contribuiscono a caratterizzare una trama. Ma guai a non rispettare la struttura tipica del romance con l’irrinunciabile lieto fine: qualora dovesse mancare, verremmo subito bastonati a livello di vendite.

Come selezionate le vostre autrici?

Negli ultimi tempi ci sta dando una grossa mano il web. E mi riferisco a taluni siti specializzati e molto autorevoli, quasi delle Bibbie, davvero preziosi nel riportare recensioni, fare una media dei giudizi e offrire quindi un’elevata attendibilità su un certo romanzo.
Poi abbiamo le nostre lettrici, persone di grande competenza che si sono sciroppate centinaia e centinaia di libri, che conoscono a menadito il genere e che, soprattutto, hanno anche la dovuta sensibilità per la collocazione di un testo nella giusta collana. Io faccio da collettore di queste schede di lettura e infine decido, sia sulla pubblicazione sia sulla collocazione.
Di tanto in tanto, inoltre, bisogna cercare di uscire dal seminato: abbiamo ottime autrici, consolidate e che funzionano egregiamente, ma va comunque esplorato il panorama delle offerte e tentare con qualche nome nuovo, sia su suggerimento dei vari agenti sia in seguito a determinate intuizioni. E qui la cosa si fa delicata perché, al pari di una curiosità da parte della lettrice per quel tale nome nuovo, potrebbe anche far capolino una certa cautela verso la novità, soprattutto di questi tempi in cui ci si fa i conti in tasca e si valutano attentamente gli acquisti da permettersi. Così, prima di far debuttare una nuova autrice facciamo le nostre brave ricerche per accertarci della sua popolarità oltreoceano, dato che sono gli Stati Uniti la fucina di questo genere di romanzi, e quel riscontro sarà per noi molto importante. La decisione finale su un debutto, o sulla pubblicazione di una nuova serie, sarà quindi l’esito dell’integrazione di quanto reperito in questi siti e il giudizio delle nostre schede di lettura.

Tu giustamente mi parli di un bacino di autrici che vengono soprattutto dagli Stati Uniti, la mia curiosità è questa: perché non si è creato nel tempo uno spazio per autrici italiane, con ambientazioni nostrane? Oppure, altra domanda collegata a questa, ci sono autrici italiane che scrivono sotto pseudonimo?

Esiste un buon bacino di scrittrici italiane: nei Romanzi ne abbiamo attualmente una decina, così pure la concorrenza. In più, altri editori hanno di recente portato il romance in libreria e si sta anche diffondendo a macchia d’olio il fenomeno del self-publishing negli ebook, cosicché di autrici italiane ne circolano parecchie.
Sullo pseudonimo e sulle ambientazioni nostrane entriamo in un ambito molto dibattuto sia tra gli addetti ai lavori sia tra le scrittrici stesse, tra le quali si possono trovare atteggiamenti diversi: c’è chi, magari per orgoglio, vuole mantenere il nome italiano, mentre altre, per meglio “assecondare” il mercato, non si fanno problemi a ricorrere a uno pseudonimo. Perché in effetti, e non solo nel romance, esiste un certo pregiudizio da parte dei lettori verso il nome italiano, a fronte di una spontanea apertura di credito verso il nome straniero. Come a dire: «Se fra tante autrici questa l’hanno tradotta, vuol dire che è brava».
Va peraltro riconosciuto che nel self-publishing digitale, soprattutto di ambientazione contemporanea, abbiamo di recente assistito a veri e propri fenomeni editoriali che in parte contraddicono la questione dello pseudonimo. Ma qui entriamo in un ambito di dinamiche di lettura e di acquisto ancora da indagare e chiarire pienamente, e che meriterebbero un’intervista a parte.
Riguardo le ambientazioni, io stesso, quando mi sono insediato quattro anni fa come editor, avevo incoraggiato le autrici che si proponevano a spedirci manoscritti con ambientazioni italiane, dato che con la nostra storia e la nostra geografia c’è davvero tanto da cui poter trarre spunto: dal Medioevo alle questioni meridionali, al Risorgimento... L’intento era quello di smarcarci un po’ dalla gabbia storica del Regency inglese, per certi versi un po’ ripetitiva, nella quale viene ambientato almeno l’80% dei romanzi della produzione straniera. Un intento condiviso anche da molte frequentatrici del nostro blog, che affermano di apprezzare le incursioni in contesti un po’ diversi dal consueto Regency. Sennonché, tendenzialmente, le ambientazioni italiane non ci hanno dato il riscontro sperato in termini di vendite, tenuto anche conto che altre lettrici esprimono considerazioni di questo tipo: «Noi leggiamo questi romanzi per evadere, per sognare, e se poi ci troviamo ancora in Italia ci sembra di evadere un po’ meno». Perciò nonostante taluni apprezzamenti smisurati per questa operazione di “italianità”, sarà poi per il nome italiano, sarà per l’ambientazione nostrana, ma con le autrici di casa nostra le vendite zoppicano un po’.

Al momento come differenziate le collane?

Un primo criterio è quello del “tenore di sensualità”, detto in parole forbite. Perciò abbiamo una collana più tiepida, che è quella dei Romanzi Classic, poi c’è una un po’ più calda, i Romanzi Passione, infine quella che sconfina nell’erotico, gli Extra Passion. Ma anche quest’ultima rientra sempre nei sacri canoni del romance, con il suo irrinunciabile lieto fine. E proprio gli Extra Passion costituiscono una delle due collane in cui alterniamo romanzi di ambientazione contemporanea e storica.
Poi abbiamo una collana di ristampe, gli Oro, e di recente siamo usciti con una collana di inediti a basso costo, le Perle. Un’idea nata negli ultimi due anni a fronte dell’amara considerazione di alcune lettrici, sul nostro blog, che lamentavano una certa difficoltà economica a soddisfare tutti i propri desideri di acquisto. Così dal maggio scorso si è aggiunta questa nuova linea che offre romanzi inediti di autrici anche fra le più note (per esempio, Balogh, Kelly e Putney), però con una foliazione ridotta e quindi a un prezzo molto contenuto: i testi sono sensualmente tiepidi, rientrando nel filone della nostra collana madre dei Classic.
Poi abbiamo la collana Emozioni, l’altra nostra collana che alterna romanzi storici e contemporanei, con autrici tra le più prestigiose del nostro genere e un prezzo leggermente più alto in quanto offre testi rigorosamente integrali.
E qui apro una dovuta parentesi riguardo una polemica che ci trasciniamo da tempo, e di cui ho comunque già parlato schiettamente con le lettrici negli incontri periodici che tengo sul blog: alcuni romanzi della nostra produzione sono inevitabilmente tagliati. Il motivo è che i nostri libri, se confrontati con altri presenti in edicola, hanno un prezzo contenuto che, per essere mantenuto, ci obbliga a non superare una certa foliazione. Purtroppo i romanzi originali sono spesso intorno alle 350 e anche 400 pagine, così dobbiamo ricorrere a tagli ponderati che comunque non vanno mai più in là del 20-25%, e sempre, ci tengo a sottolinearlo, dietro autorizzazione contrattuale dell’autrice.
Qualche lettrice già lo aveva intuito, poi altre, leggendo i libri in lingua originale, hanno notato le differenze e hanno sollevato la questione con una certa vivacità. Io non l’ho mai negato, né sono ricorso a motivazioni astruse o di comodo, e ho sempre spiegato la questione serenamente, così come ora sto facendo con te. È esclusivamente per questa ragione che le altre nostre collane (a esclusione delle Perle) possono presentare qualche libro che a nostro malincuore è stato tagliato.
Ma il panorama è sempre fluido, con collane che si aprono e altre che si chiudono secondo gli umori del mercato. Perciò se i Dark Passion, ambientati nel paranormale storico e contemporaneo, di recente sono stati chiusi dopo due anni, ecco che a febbraio 2015, dopo alcuni incoraggianti test estivi, debutterà una nuova collana di ristampe. Questa volta, però, non si tratterà di nostre precedenti pubblicazione come succede negli Oro, bensì di testi pescati fra i migliori romance pubblicati in passato da altri editori in libreria e oggi reperibili con prezzi alle stelle nell’usato. Non a caso si chiamerà i Romanzi Introvabili.

Riguardo la risposta del mercato, un paio d’anni fa è uscito Cinquanta sfumature di grigio che ha riportato un po’ in voga il genere erotico, avete notato un conseguente aumento delle vendite o di richiesta di un certo tipo di libro?

Be’ sì, l’uscita di questa trilogia ha rappresentato un fenomeno editoriale, tantoché se guardi le classifiche, pur a distanza di tre anni, questi titoli li trovi ancora. Quindi sicuramente c’è stata l’esplosione di una richiesta che era inespressa, in embrione, e questa trilogia ha fatto da traino sia in edicola sia in libreria.
Poi abbiamo visto un po’ di tutto, dalle storie più o meno forti a quelle più o meno romance, ai romanzi, ai racconti, ai raccontini di nicchia ecc. Noi, in edicola, siamo rimasti in un ambito rigorosamente romance, e ci tengo a rimarcare che al tempo di quella deflagrazione erotica avevamo già inaugurato i nostri Extra Passion, per cui in un certo senso avevamo intuito e anticipato l’onda. In seguito, per quel che mi riguarda, ho anche assistito al fenomeno di certe autrici che, da me già programmate per l’uscita in edicola, sono state di colpo “promosse” in libreria, cioè un settore molto più remunerativo rispondendo a ovvie logiche commerciali. Adesso ho l’impressione che questa forte spinta si sia un po’ attenuata e circoscritta, salvo che tragga nuovo slancio dal film di “50 sfumature” in uscita il prossimo febbraio.

Prima parlavi del confronto con altra narrativa di genere che tende ad avere una struttura ben definita, come i gialli appunto, tuttavia trovo che per chi legge i romanzi rosa ci sia una sorta di discriminazione in più, passami il termine. Cioè, un lettore appassionato di gialli non viene considerato un lettore di serie b, mentre le lettrici di romanzi rosa sì.

Ho ben presente la questione. E io ho sempre affermato un concetto molto semplice: non si tratta di letteratura di serie A e di serie B, ma di autori di serie A e autori di serie B che si esprimono in un determinato contesto narrativo. Perché anche nei romanzi di cui mi occupo io abbiamo un fior fior di scrittrici mentre altre sono un gradino sotto, come del resto in tutti gli ambiti professionali. Perciò respingo questa osservazione sulla letteratura di serie B non per dovere d’ufficio ma proprio per un mia ferma convinzione: è l’autore che fa la differenza, non il genere.

Viene comunque percepita una differenza tra i romance che finiscono in edicola e quelli che finiscono il libreria, come se quelli pubblicati in libreria avessero in qualche modo delle qualità letterarie maggiori rispetto a quelli da edicola?

In parte è vero, nel senso che la produzione che va in edicola è in termini quantitativi decisamente superiore rispetto a quella che va in libreria, parlando del nostro genere. Quindi per forza di cose in libreria vanno le autrici più affermate, c’è una certa scrematura, fermo restando che certe autrici vanno sia in edicola sia in libreria.
Infine va anche segnalata la recente esplosione del digitale, che per l’“edicola” ha significato la possibilità di garantire longevità ai suoi libri, e in un certo senso offrire pari opportunità a tutte le autrici. Prima dell’avvento degli ebook, infatti, i nostri libri restavano in vendita due mesi e poi sparivano dal mercato, salvo ricomparire sulle bancarelle dell’usato o essere ristampati a distanza di parecchi anni. E con questo nuovo canale di vendita riscontriamo anche il significativo fenomeno di autrici che, pur avendo avuto un modesto riscontro su carta, trovano una sorprendente affermazione nel digitale.

Voi siete un marchio longevo, come dicevi avete aperto e chiuso diverse collane nel tempo. Tu come trovi che siano cambiati i gusti delle lettrici?

Mah, sicuramente risentono dei fenomeni editoriali che si succedono. C’è stato un momento in cui andava molto il paranormale, cinque o sei anni fa, poi c’è stata quest’ultima ventata erotica… Ovviamente si cerca di assecondare queste esplosioni, però devo rilevare che, tutto sommato, c’è uno zoccolo duro e consistente di lettrici affezionate al genere in quanto tale, e che viene solo sfiorato da questi fenomeni.

Ecco, qual è la lettrice tipica dello zoccolo duro e consistente? E perché non ci sono anche dei lettori con collane orientate a loro?

Fra le lettrici di romance c’è una significativa e sorprendente trasversalità. Ho incontrato di persona lettrici competentissime che mi ponevano domande acute e intriganti… e ho poi scoperto di essermi trovato di fronte a medici, avvocati e architetti, insomma una tipologia ben diversa dalla parrucchiera, la portinaia o la nonnina a cui di solito si rifà l’immaginario collettivo per questo genere di libri. E c’è tutto il mondo in mezzo a questi due estremi.
Cosicché sorgono alcuni spunti di riflessione. Nel mio lavoro in redazione ho la sensazione che sia proprio la preparatissima avanguardia di cui sopra quella in cui tendenzialmente mi imbatto sul nostro blog, persone con scolarizzazione medio-alta e che non poche volte hanno già letto i nostri romanzi in lingua originale. Lettrici dalle quali talvolta ricevo calorosi apprezzamenti verso certi titoli e verso certe autrici che però poi, alla resa dei conti, deludono nelle vendite. Le stesse appassionate frequentatrici di una convention come laVie en Rose, che mi confermano quanto trasversale sia il nostro pubblico e che quando annuncio un certo romanzo per l’estate successiva mi tributano un’ovazione, quasi un’istantanea beatificazione del sottoscritto, salvo poi che questo libro si rivelerà un grande flop.
Allora sorge il forte sospetto che esista anche un’altra realtà. E che cioè, a differenza di quanto pensavo inizialmente, il blog rappresenti soprattutto il luogo d’incontro di un’avanguardia di lettrici competentissime, talora quasi pionieristica del nostro genere, ma purtroppo non così rappresentativa di quella che è la grande platea della nostra clientela. Cioè quella parte consistente delle nostre lettrici, non così appariscente, ma che alla fin fine è quella che fa i numeri. E dato che mi ritrovo leggi di mercato e di bilancio a cui sottostare, devo tenere conto di questo fattore, trovandomi magari costretto a rinunciare a certi libri o certi sottogeneri fortemente invocati sui vari blog ma che alla prova dei fatti sono solo di nicchia. Addirittura, ci sono state petizioni e raccolte di firme perché si riaprissero collane di suspense-romance, ma l’ulteriore chance accordata a questo sottogenere non è stata affatto incoraggiante.

Un altro paio di domande tecniche. Voi come organizzate il lavoro in redazione? Come organizzate la programmazione delle uscite?

Dunque, dopo che si è scelto il testo da pubblicare, attraverso letture o perché parte di una serie già iniziata, questo viene tradotto, revisionato, impaginato, corretto in bozze e chiuso per la tipografia.
La programmazione arriva talvolta a coprire quasi un biennio, perché è tutto un intreccio complicato fra serie, autori, traduttori, revisori e correttori di bozze che lavorano più o meno indifferentemente su tutte le collane della nostra produzione. Per esempio, bisogna evitare che la stessa autrice esca contemporaneamente in due collane diverse… o che il suo traduttore storico non si trovi due romanzi sovrapposti da dover lavorare. Così se per un qualsiasi motivo redazionale o contrattuale salta o semplicemente slitta un titolo, mi ritrovo a dover rifare mezzo programma editoriale.
Infine può anche esserci l’autrice italiana, con la quale ho ovviamente un rapporto diretto, che mi propone un romanzo nuovo e per darle spazio devo far slittare una collega straniera. Ecco perché la programmazione va un po’ in là e adesso abbiamo già coperto il primo semestre del 2016. Insomma, tenere insieme tutto questo è abbastanza laborioso, così come gestire l’effetto domino che incombe dietro l’angolo.

Io prima di fare questa intervista mi sono anche riguardata vecchi libri rosa, roba della zia, della nonna, quindi roba vecchia. Tu hai parlato di autori di serie A e di autori di serie B, quali sono dei titoli che consiglieresti anche a chi di romance non ha mai letto niente?

Più che di titoli io parlerei di autrici. Sullo storico le autrici di riferimento sono Mary Balogh, Judith McNaught, Lisa Kleypas, Eloisa James, Sabrina Jeffries, mentre nel contemporaneo abbiamo Julie James, Jill Shalvies. Rachel Gibson. Nei nostri Extra Passion vanno poi forte i contemporanei di Lora Leigh e gli storici di Jess Michaels. E a proposito di questa collana e del “tenore di sensualità”, apro qui una curiosa parentesi.
Tu hai parlato di libri della zia e della nonna… ecco, c’è un altro aspetto al quale si può accennare. Su un autorevole sito americano che si occupa di romance, All About Romance, si è di recente acceso un dibattito su come classificare (o meglio ri-classificare) i romanzi in quanto si era constatato l’innalzamento del livello medio di sensualità. Ovvero, un romanzo che dieci anni fa sarebbe stato considerato hot, quindi di livello intermedio, oggi sarebbe classificato warm, cioè tiepido. Quindi, con gli occhi dei giorni nostri, andrebbe rivista tutta la scala di valori degli ultimi venti o trent’anni, con il risultato che un romanzo che vent’anni veniva ritenuto “caldo” oggi sarebbe solo “tiepido”.
Tornando alle nostre autrici, alcune, magari nel suspense-romance o nel paranormale, hanno avuto un grosso momento di popolarità, importanti e significative fiammate, ma quelle che ti ho citato prima stanno resistendo a tutte le mode del momento.
E se proprio devo citare un titolo, faccio quello di Il lord della seduzione (Lord of Scoundrels) di Loretta Chase, ritenuto da molti blog e siti specializzati uno dei migliori romance di tutti i tempi. Lo abbiamo pubblicato sette anni fa e lo ristamperemo fra un annetto.

Un’ultima cosa: qual è stata la tua formazione? Come sei arrivato a lavorare con questo genere?

Per quanto riguarda le mansioni di editor, si è trattato di una specie di investitura sul campo. Nel senso che alla fine degli anni ’90 ho cominciato a occuparmi come redattore in Mondadori di romanzi rosa. Però all’epoca ne pubblicavamo pochi, meno della metà di adesso, quindi lavoravo anche su Urania e Segretissimo, collane che nel corso degli anni si sarebbero un po’ ridimensionate proprio a vantaggio dei rosa. Perciò mi sono trovato a fare tutta la gavetta, dalla redazione fino al coordinamento di traduttori, revisori, correttori di bozze ecc. Finché, quasi cinque anni fa, si è verificata la decisiva convergenza di due elementi: il fatto che gli ultimi editor miei predecessori non avessero una competenza specifica nei romanzi rosa (ma più spiccata per Gialli e Urania) e un consistente aumento della produzione di libri di questo genere narrativo. Così è stato deciso di introdurre nella nostra redazione la figura di un editor che si occupasse specificamente dei Romanzi Mondadori, e questa opportunità è stata offerta a me, pur continuando a occuparmi direttamente anche del coordinamento redazionale.
Insomma, un lavoro impegnativo ma anche variegato e stimolante, soprattutto per il contatto diretto che il nostro blog ci consente con le lettrici.

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