Caracò editore: seguite la chiocciola

Da un paio d’anni un ponte verde mela unisce Napoli a Bologna, la coraggiosa casa editrice Caracò. Fondata da un gruppo di giovani artisti, provenienti in gran parte dal teatro, è cresciuta sana e forte sotto il segno dell’impegno civile. Il verde è il colore del logo, una chiocciola (che da simbolo del digitale torna a prendere le sue sembianze animali), in napoletano arcaico caracò.

Qualcuno l’avrà notata, con le sue coloratissime copertine, tra le piccole presenti all’interno della sezione Incubatore al Salone del libro di Torino. Noi abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con uno dei membri fondatori, Maria Cristina Sarò, attrice/autrice/regista e da un paio d’anni anche editrice.

Puoi raccontarci perché avete deciso di fondare una casa editrice?

Molti di noi già lavoravano insieme in attività teatrali. Credo che l’amore e la passione per il nostro lavoro ci abbia spinto a fondare Caracò e a fare; credo anche che sia stata la stima tra noi persone a unire, in modo quasi naturale, delle forze e delle competenze. Sicuramente il Teatro ci unisce ed è sempre il portone principale, laddove crediamo che anche il teatro sia letteratura.

Cosa avete portato con voi dal teatro in questo nuovo progetto?

Sicuramente due cose.

La prima: la voglia e la certezza che il Teatro è anche quello che si legge. Una nostra collanaTeatri di carta è dedicata al Teatro. Il Teatro è per noi Letteratura. È ingegno e studio della/sulla parola, coscienza e conoscenza del presente come manifestazione di sentimenti arcaici. Il formato tascabile della collana, denominato da noi ESPRESSO. Non un manuale sul Teatro, ma un teatro tascabile in cui la poesia non diventi economia della cultura.

La seconda: la materia sempre viva e la vita che attende. Mi spiego. Molti dei nostri libri nascono sempre come progettualità, o nel cammino sono diventati progettualità, a supporto delle nostre attività teatrali. Un esempio: La giusta parte è diventato un laboratorio teatrale in cui si chiedeva a ragazzi, partendo dal libro, di conoscere quelle storie positive di antimafia quotidiana ma si chiedeva loro di ampliare questa giusta parte;Dove eravamo ha posto memoria in alcuni ragazzi nati dopo il 1992, quindi dopo le stragi, che hanno sentito l’urgenza di raccontare dove i loro genitori fossero in quel momento.

Il teatro diventa così uno strumento continuativo alla conoscenza. Ed è interessante questo percorso quotidiano: un libro che non è solo un oggetto o una progettualità o un costo ma è un’apertura, una possibilità.

La prima parola che ci viene in mente osservando il vostro catalogo è coraggioso. Avete fatto delle scelte ben precise nel solco dell’impegno civile…

Abbiamo scelto di fare l’editoria che ci piaceva con questo impegno che noi abbiamo quotidianamente nel nostro lavoro perché è giusto scegliere. Scegliere un punto di osservazione per non raccontare sempre le stesse cose. Anche questo aspetto è legato al teatro, da anni conduciamo laboratori di teatro sulla legalità nelle scuole dell’Emilia Romagna. Però ti dico anche che il Teatro non può essere classificato come civile. Il Teatro è sempre civile quando ha il coraggio di raccontare storie.

Non è solo la linea editoriale di Caracò ad essere coraggiosa. Avete optato per il contatto diretto con le librerie, rinunciando al distributore. A questo proposito vuoi spiegarci cosa sono i POP?

In verità questo coincide solo con la prima parte del nostro percorso. Due anni fa (era l’agosto del 2011) quando abbiamo intrapreso quest’avventura abbiamo preferito avere una posizione netta e non avere un distributore. Da qui nasce l’idea dei POP, ovvero librerie in tutta Italia – conoscenti e non – che ospitavano i libri Caracò. La libreria ospitava, senza un intermediario, i libri Caracò che venivano distribuiti da noi stessi a tutti i POP. Nel tempo, ed avendo oramai un catalogo di 21 libri e una terra, la Sardegna, che risponde benissimo come interlocutore attento, abbiamo iniziato ad avere dei rapporti con tre distributori, uno dei quali appunto per la Sardegna.

La trasparenza è uno dei vostri punti di forza: nel vostro programma scrivete «Caracò non stampa libri a pagamento sfruttando la passione per la scrittura di aspiranti autori, il diritto d’autore, nel caso dei libri d’impegno civile, viene destinato a cause in cui crediamo, Caracò si impegna a rispondere ad ogni proposta editoriale entro sei mesi». A proposito di trasparenza, cosa pensate dell’editoria a pagamento, ormai conosciuta anche con la sigla EAP?

Semplicemente che noi di Caracò siamo e aderiamo a NOEAP, ovvero la non editoria a pagamento. Che non è solo uno slang contrario, ma è proprio la decisione di alcuni piccoli ed indipendenti editori con i quali abbiamo deciso di sposare questo logo, che ci identifica in quanto editori non a pagamento. Da qui l’idea comune di inserire questo logo all’interno delle nostre pubblicazioni. Credo non sia necessario aggiungere altro.

A Torino avete presentato due nuovi titoli, L’ultima volta che mi sono emozionato di Giuseppe Miale e Se stiamo insieme a cura di Claudio Finelli, che vede come autori Baldoni, Botti, Branà, Buffoni, Cilento, Colotti, Cotroneo, Finelli, Gambino, Garò, Pilloni, Savarese, Scalfarotto, Simonelli, Vaira. Ce li racconti?

La presentazione di L’ultima volta che mi sono emozionato ha visto la presenza dell’autore, Giuseppe Miale Dimauaro insieme a Nicolai Lilin, perché Giuseppe è il regista dell’adattamento teatrale di Educazione Siberiana. È interessante quando la letteratura e il teatro si incontrano e dialogano e mi riferisco appunto a quell’apertura di cui parlavo prima; Se stiamo insieme è un libro curato da Claudio Finelli che con i suoi autori, tra cui Ivan Cotroneo, Scalfarotto, Eduardo Savarese, ha portato all’interno dell’Incubatore un momento di grande fermezza e dialogo sulla tematica delle coppie di fatto. Un bellissimo incontro in cui il pubblico della fiera ha apprezzato, applaudito, sostenuto questo fermo-immagine necessario a tutti. La generosità d’animo e di sguardo degli autori che sposano Caracò e i suoi progetti come momento e non come mercato ci mostra e ci ricorda, ogni giorno, che è possibile fare/avere qualità e allo stesso tempo stare dalla giusta parte.

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