Per passione e per denaro – terza parte: il rapporto con gli editori

La terza parte dello speciale, a cura di Claudia Primerano, dedicato alle agenzie letterarie. Al di là dell’apparenza, doversi rapportare con l’agente può portare dei grandi vantaggi anche all’editore.

L’agente letterario è remunerato dall’autore con una percentuale sui suoi guadagni che normalmente varia dal 10 al 15% (oltre ad una piccola somma annuale per i diritti di segreteria), è quindi ovvio che nel corso della trattativa tenda a far pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’autore, mentre dall’altro lato l’editore cercherà di far altrettanto a suo vantaggio. Il rapporto agente/editore si prefigura perciò per sua stessa natura di tipo conflittuale: anche Linder, parlando degli inizi del suo lavoro diceva «mi detestavano, come un industriale può detestare un sindacalista che semina la ribellione fra degli operai prima rassegnati e distratti». Ma successivamente i rapporti migliorarono, finché non sarà lo stesso editore a indirizzare sempre più spesso l’autore dall’agente. Per evitare equivoci e malintesi preferisce ch’egli si faccia rappresentare da un professionista. Sosteneva ancora Linder «in una società industrializzata è assurdo che l’autore parli di danaro quando gli interessa il suo libro, e che parli di danaro con la controparte: può parlare di danaro chi rappresenta l’autore. Allo stesso modo è assurdo che l’editore, a cui l’autore presumibilmente interessa non solo per ragioni economiche ma perché gli dà lustro, prestigio e così via, si metta a parlare di danaro con l’autore quando può avere una persona un po’ più qualificata a parlare di questi particolari problemi» . Diventa chiaro come indirizzare un autore verso un’agenzia letteraria possa essere una scelta utile e saggia per una casa editrice, che potrà rapportarsi durante le contrattazioni con un interlocutore professionale, rendendole più agevoli e scorrevoli. Inoltre, nella sua attività di mediatore, un agente dotato di esperienza e competenza, lascia il dovuto spazio al rapporto fra editore e scrittore, riservandosi di intervenire se e quando lo ritiene utile o necessario.
Più in generale, la figura dell’agente risulta utile anche all’editore, in quanto è capace, proprio come un «consulente letterario», di sottoporgli opere già selezionate e considerate adatte alla linea editoriale della casa editrice.
Così l’agente diventa sempre più un importante punto di riferimento per l’editore e riuscire ad avere un buon rapporto con le agenzie letterarie può spesso determinarne il successo, mentre un rapporto male impostato può essere la causa del fallimento di un’iniziativa editoriale. Conoscere le agenzie letterarie, sapere chi sono, chi rappresentano, come sono organizzate e come operano è ormai diventato uno degli obblighi di chiunque lavori nel mondo dell’editoria.
Di fatto la mediazione dell’agente sta diventando fondamentale nel panorama editoriale, modificando anche le procedure contrattuali. È infatti ormai sempre più raro che un autore accetti di firmare un contratto standard con una casa editrice. Normalmente si parte da esso per stabilire modifiche per quel che riguarda gli anticipi, le percentuali sulle vendite, i diritti e il marketing, in modo da renderlo il più possibile aderente al tipo di libro e alle esigenze dell’autore, oltre a risultare il più azzeccato per la strategia commerciale che l’agente ha in mente per quell’opera.

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