Per passione e per denaro – quinta parte: evoluzioni e prospettive

In questa quinta e ultima parte del nostro speciale tratteremo brevemente delle evoluzioni recenti subite dalle agenzie letterarie e delle possibili prospettive per il prossimo futuro.

Nel corso degli anni sono aumentati i contatti, la velocità e le modalità di trasmissione delle informazioni, anche in ambito editoriale. Se prima le contrattazioni per l’acquisto dei diritti di un libro potevano andare avanti per diversi mesi, con lunghe opzioni concesse e tempi di attesa tecnici dovuti anche alla lentezza della posta, adesso, grazie all’avvento dell’era digitale e all’e-mail, possono risolversi anche in pochi giorni. Numerosi fenomeni sociali ed economici sono intervenuti a cambiare il profilo dell’industria editoriale e molti altri sono al momento in corso. Questi cambiamenti hanno avuto e avranno inevitabilmente una ripercussione anche sul ruolo dell’agente letterario, che di questa realtà è parte integrante.

Dagli anni Ottanta in poi in Italia le agenzie letterarie si sono moltiplicate, con un ulteriore aumento negli ultimi dieci anni, arrivando ad essere centinaia, e sono sempre di più gli autori che scelgono di farsi rappresentare da un agente. L’agente di lungo corso Luigi Bernabò nota come lentamente anche da noi le agenzie letterarie comincino ad esercitare quella funzione di svecchiamento dell’apparato editoriale che consiste “nel sostituire rapporti professionali a rapporti clientelari-favoritistici, tipici di molti settori del mondo letterario italiano”. Esistono vari tipi di agenzie: vi sono quelle specializzate nel fornire servizi alle case editrici, come traduzione, correzione di bozze, creazione di e-book, editing, ricerche bibliografiche, progettazione di libri, promozione e marketing del libro, ufficio stampa, consulenza per autori inediti, e gli agenti letterari propriamente detti, che invece si occupano della rappresentanza degli autori, con tutto ciò che questo comporta. Non a caso, la definizione stessa di agenzia può variare a seconda dell’attività predominante: agenzia letteraria, agenzia editoriale, studio di progettazione editoriale, società di servizi editoriali. Va inoltre segnalata la nascita negli ultimi anni di alcune esperienze “ibride”, che svolgono contemporaneamente diverse funzioni.

Fra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta l’industria editoriale italiana venne attraversata da una forte tendenza alla concentrazione della proprietà delle varie case editrici nella mani di poche grandi aziende. Si crearono agglomerati industriali, con il risultato che attualmente in Italia i primi quattro gruppi editoriali possiedono circa il 70% delle quote di mercato. Questo processo ha portato allo stravolgimento del panorama tradizionale: la maggior parte delle case editrici italiane ha cambiato proprietà, facendo scomparire la figura del fondatore-proprietario-gestore-direttore editoriale che fino a quel momento aveva caratterizzato la nostra editoria. Ora normalmente proprietà, gestione e direzione sono funzioni distinte, inserite in case editrici dalla struttura molto articolata e gestite in maniera manageriale. Conseguenza di ciò, secondo Marco Vigevani, è il cambiamento delle dinamiche di vendita dei diritti: “vendere un libro o piazzare un autore presso un editore che ha tutte le possibilità di pubblicarlo, venderlo e promuoverlo è sicuramente diverso rispetto a farlo presso un editore o funzionario editoriale che lavora presso una casa editrice strutturata in maniera industriale, e che quindi controlla solo una piccola parte del processo editoriale”.

Uno dei fenomeni di maggiore impatto sul panorama editoriale degli ultimi anni è stato l’espansione del mercato dei libri in formato digitale, o e-bookJason Epstein, in un intervento del 2003, ha provato ad immaginare gli scenari futuri che potrebbero derivare dall’avanzata del digitale. Il web permetterà a chiunque di diventare editore, ma i lettori continueranno a preferire i cataloghi di alcuni editori rispetto ad altri. Infatti, seppure verranno a cadere i filtri che sanciscono cosa è pubblicabile da cosa non lo è, non potrà cadere la percezione individuale che discrimina tra ciò che è leggibile e portatore di un valore duraturo e quelle pubblicazioni che invece sono di natura effimera. Cambierà anche il ruolo degli agenti letterari, i quali con ogni probabilità finiranno per scavalcare gli editori di oggi e pubblicheranno direttamente i loro autori sul Web, “preferendo alle consuete percentuali garantite dagli editori una maggiore partecipazione ai profitti. […] è ragionevole aspettarsi che tutti gli autori finiranno con l’avere il loro sito Internet in cui le loro opere saranno permanentemente in vendita a livello planetario e in molte lingue. […] Alla fine gli scrittori entreranno in ’possesso’ di un loro pubblico Web, un sistema assai più efficiente di quello attuale”. Il futuro ipotizzato da Epstein è oggi in parte realtà. Nel 2010 Andrew Wylie, uno dei più potenti agenti letterari internazionali, ha fondato una propria casa editrice digitale, la Odyssey Editions, firmando un accordo con Amazon per la pubblicazione di venti e-book di autori contemporanei suoi assistiti. La scelta sarebbe dovuta al fatto che gli editori tradizionali concedono margini di profitto troppo bassi per gli e-book. Appare evidente come il moltiplicarsi delle possibilità di sfruttamento delle opere letterarie generato dalle nuove tecnologie stia sollevando problemi nuovi, oltre a richiedere una ridefinizione dei modelli contrattuali, che è tuttora in corso.

Legata strettamente alle evoluzioni del digitale, ed in particolar modo dell’e-book, è la diffusione crescente della pratica del self-publishing. In questo modo l’autore controlla personalmente l’intero processo, dalla produzione alla distribuzione e promozione. L’impatto che questa tendenza può avere sul ruolo dell’agente letterario è evidente: se l’autore decidesse di fare a meno dell’editore, sembrerebbe venire a cadere l’importanza dell’intermediazione dell’agente. In realtà anche su questo fronte la figura dell’agente letterario appare pronta all’adattamento modificando il proprio ruolo in due direzioni: sostituendosi all’editore e cercando di acquisire i diritti dell’opera oppure concentrandosi maggiormente sui servizi che fornisce direttamente all’autore, aiutandolo nella gestione della propria carriera. Gli agenti manterranno un ruolo fondamentale come mediatori tra i produttori dei contenuti e coloro che li metteranno a disposizione del pubblico, in particolar modo nella gestione di tutti i possibili diritti derivati: creazione di applicazioni, film, merchandising, ecc. Inoltre l’agente potrebbe assumere su di sé molte delle attività riguardanti la confezione del “prodotto”, quali l’editing, il design o l’analisi del mercato. Il compito dell’agente resterebbe lo stesso, anche in relazione all’autopubblicazione: cercare di aiutare l’autore a portare la propria opera ad un pubblico il più ampio possibile per ottenerne il maggiore ricavo economico. In ogni caso continuerebbe a percepire una percentuale sui guadagni dell’autore, che assisterebbe con servizi differenti, ma comunque importanti. La Grandi & associati, ad esempio, negli ultimi ha seguito diversi autori italiani che hanno deciso di autopubblicarsi in inglese su Amazon nella fase di contrattualizzazione e del marketig on line. E sempre più spesso svolge lavori di editing su testi di esordienti che pur scegliendo la via del self-publishing “sono ben consapevoli che qualcuno che renda migliori i loro testi ci vorrà sempre”.

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