Per passione e per denaro – prima parte: Che cos’è un’agenzia letteraria

Inizia oggi e ci accompagnerà per qualche settimana uno speciale, a cura di Claudia Primerano, dedicato al lavoro delle agenzie letterarie. Attraverso le testimonianze di chi fa questo mestiere da diversi anni, ogni lunedì scopriremo un aspetto diverso di questo lavoro speciale che si sceglie per passione. Ma anche per denaro.

Quella dell’agente letterario è una figura in gran parte ancora poco conosciuta e studiata in Italia, sebbene il numero delle agenzie sia decisamente aumentato negli ultimi anni e ormai la maggioranza degli scrittori decida di usufruire dei loro servizi. Nasce in ambiente anglosassone intorno agli anni ’20 dell’Ottocento come mediatore informale senza particolari interessi economici, allo scopo di tutelare l’equità dei contratti nei confronti degli autori, ma nel nostro paese riesce ad affermarsi solo nel secondo dopoguerra.
Perno di raccordo e mediazione tra l’autore e l’editore o fra editori di Paesi diversi, l’agente è fondamentalmente colui che rappresenta l’autore e ne cura gli interessi: il primo anello della filiera del libro che congiunge il produttore del testo con il suo pubblico/mercato.
Seppure possa sembrare che il ruolo svolto sia puramente economico, in realtà la contrattazione economica è solo uno degli aspetti dell’attività complessa e stratificata svolta da questa figura che, al contrario, si inserisce in pieno nella catena di creazione di valore che porta alla nascita di un’opera letteraria.

Un libro che non raggiunge il suo pubblico, che non riesce a trovare il proprio posto nell’universo editoriale, equivale in un certo senso ad un libro che non è stato scritto.

L’editore Colin Haycraft ha scritto: «The world is a peculiar place, but it has nothing on the world of books. This is largely a fantasy world in which the pecking order goes as follows: if you can’t cope with life, write about it; if you can’t write, publish; if you can’t get a job in publishing, become a literary agent; if you are a failed literary agent – God help you!» . La citazione, che può suonare irriverente, coglie in pieno due aspetti fondamentali: innanzitutto che l’autore è il motore primo dell’industria letteraria, in secondo luogo mette in evidenza la connessione e vicinanza dei ruoli al suo interno. Molti agenti letterari, infatti, sono stati editori o editor e hanno una buona conoscenza di ciò che accade nel dietro le quinte editoriali e di come un libro vede la luce.
Esistono diversi tipi di agenzie letterarie, da quelle più grandi nelle quali le varie mansioni sono svolte da uffici differenti e con numerosi agenti specializzati nei diversi settori, fino a quelle più piccole, composte da un’unica persona.
Secondo l’analisi riassuntiva di Paola Dubini, docente di Economia aziendale all’università Bocconi di Milano, tre sono le principali funzioni svolte dall’agente letterario: «lo scouting dell’autore, la ricerca dell’editore giusto, la tutela dell’interesse dell’autor».
L’agente letterario entra in contatto con il testo da pubblicare o perché il suo autore gliel’ha affidato direttamente o attraverso una personale operazione di scouting, attività che normalmente rientra fra le sue mansioni. Questa può riguardare la ricerca di autori nazionali da proporre sul mercato nazionale, la ricerca di autori stranieri da immettere nel mercato italiano oppure la ricerca di autori nazionali da esportare all’estero. Sottolinea sempre la Dubini come spesso le dimensioni del mercato editoriale italiano non permettono una remunerazione adeguata al rischio che comporta rappresentare autori nostrani. In questo senso maggiore possibilità di manovra offre l’individuazione di autori stranieri non ancora affermati da proporre a case editrici italiane.
In questo concorda anche Luigi Bernabò: «il mercato italiano può contare su un’area linguistica ristretta, perciò, al contrario dei colleghi anglosassoni che lavorano quasi esclusivamente con autori dei propri paesi, gli agenti italiani si occupano sia di autori italiani che stranieri, di cui gestiscono i diritti di traduzione in Italia. Dovendo solitamente appoggiarsi ad agenti o editori di altri paesi per fare ciò, finiscono spesso per gestirne le intere scuderie».
Sebbene possano verificarsi episodi fortuiti, l’attività di scouting non si basa sul caso, ma prevede la capacità di tenere sempre gli occhi ben aperti, mantenendosi costantemente informati sulle novità e sui movimenti nella vita letteraria. Necessario è essere attenti e disposti a cogliere le occasioni, prendendo in considerazione anche autori sconosciuti.
In alcuni casi esso avviene, secondo la testimonianza di Bernabò, «attraverso le segnalazioni più disparate, che possono essere di altri autori già tutelati o perfino di case editrici, che spesso preferiscono concentrarsi su opere inedite che abbiano passato il filtro di un agente della cui competenza si fidano. Ma anche attraverso proposte dirette: tra le oltre cento mail (e innumerevoli telefonate) che riceviamo ogni giorno, c’è sempre qualche esordiente che si propone».

Importantissima è, quindi, anche la capacità di attuare una giusta scrematura a monte, poiché, come scrive Barbara Griffini «l’editoria non è un’industria nel senso tradizionale del termine e l’agente letterario non è paragonabile a un qualunque altro agente di commercio, perché inversamente a questo di trova a dover promuovere tantissimi prodotti che verranno messi sul mercato in pochissime unità di produzione (nella maggioranza dei casi tra le 2000 e le 8000 copie)». Allo stesso tempo l’agente deve tenere presente che «se la filiera si accontenta di pochi titoli famosi che si vendono da soli, va a finire che l’editoria concentra le proprie risorse economiche su pochi titoli, soddisfa solo poche categorie di lettori, diseduca altri lettori e provoca l’implosione del mercato!».

In ogni caso, l’agente è spesso fra i primi lettori del libro e con la sua esperienza può individuare le parti forti e quelle deboli ed eventualmente consigliare un editing per migliorarle. Secondo Marco Vigevani l’individuazione per ogni libro/autore dell’editor giusto è uno dei compiti basilari dell’agente. L’agente può anche vestire i panni dell’editor, ma è importante che non si sostituisca, ma si sommi a questa figura. Può aiutare l’autore a tirar fuori il libro che ha dentro di sé, a volte anche senza saperlo. Egli quindi spesso partecipa, in varia misura, alla stesura dell’opera finché non la ritiene pronta per il mercato.
Sottolinea Bernabò come «il rapporto che l’agente instaura con l’autore non è dunque un rapporto di semplice natura contrattuale e economica: diventa di sostegno, critica, incoraggiamento, freno affinché l’autore possa dare il meglio di sé e non si svenda, e affinché in certi casi accetti anche logiche a lui incomprensibili ma che l’agente, con la sua conoscenza del mercato, crede opportune in determinati momenti» . Forse si può andare ancora oltre, seguendo le parole di Vigevani: «Anche se mi accade, come a molti colleghi dell’editoria nei più diversi ruoli, di lamentarmi a volte di questa intimità – delle telefonate fuori orario, delle lunghe recriminazioni e delle richieste impossibili – devo ammettere che non potrei farne a meno, che per me fa parte integrante di un rapporto che, soprattutto se continua negli anni, diventa di vera e propria amicizia».
Secondo Donatella Barbieri l’agente diventa partecipe delle ansie, le difficoltà, i successi e gli insuccessi dello scrittore che segue, ma senza mai venire meno alla sua funzione di «sponda emotiva ancorata alla realtà» .

Una volta giudicato il libro degno di essere stampato, per motivi che possono essere puramente letterari o contemplare criteri di vendibilità, il suo compito è quello di trovare l’editore più adatto per la pubblicazione dell’opera e convincerlo della bontà del prodotto. La funzione svolta in questo senso dall’agente letterario, la sua capacità di individuare quale fra i tanti editori sia quello più giusto per accogliere nel suo catalogo quell’opera specifica, mette in luce il ruolo che esso può avere nella definizione di una determinata idea di letteratura o di saggistica, per così dire di un caratteristico stile, in relazione ad ogni sigla editoriale.

Un bravo editore può arrivare, con il suo lavoro, ad influire sulla circolazione delle idee, la trasmissione del sapere, i fenomeni politici e di costume del paese in cui opera. Allo stesso modo un agente attento e preparato, con i propri suggerimenti e le proprie intuizioni, avendo un ruolo considerevole nelle decisioni editoriali, può diventare un protagonista attivo della vita culturale e sociale del paese.
Va inoltre tenuto presente che un peso molto importante in tale decisione possono avereanche considerazioni di natura economica, infatti nell’industria editoriale il dato letterario e quello economico si intrecciano e si mescolano. È necessario parlare sempre contemporaneamente di soldi e di idee, perché, come ricorda sempre al Dubini: «trovare l’editore giusto non è solo una questione di coerenza di gusti editoriali ma anche una questione di comprensione profonda delle aspettative economiche di ciascun editore rispetto ai titoli del suo catalogo».

Fondamentale è quindi una grande conoscenza dell’industria editoriale e un aggiornamento costante sulle nuove tendenze di genere e sui gusti del pubblico, oltre alla capacità di intrattenere rapporti stabili con editori qualificati e con il mondo della cultura in generale. Importante anche la partecipazione ad eventi e fiere dedicate al mondo dell’editoria. La più importante tra di esse in Europa è senza dubbio la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte, la Buchmesse. Secondo Dennis Linder, per un periodo a capo dell’Ali, la fiera di Francoforte rappresenta un appuntamento obbligatorio e utile a tirare le somme del lavoro svolto nel corso dell’anno ed in cui normalmente il mondo editoriale lavora per concludere cessioni di diritti e accordi per coedizioni per quali si è già trattato in precedenza.

Erich Linder, tra i primi e più importante agente letterario in Italia, metteva in dubbio che la definizione di mediatore potesse essere del tutto adatta al suo mestiere, poiché in realtà egli opera in maniera piuttosto autonoma: «deve crearsi un’idea di che cos’è il mondo editoriale nei riguardi di quell’autore, di quale può essere il pubblico; e poi a un certo punto deve discutere di queste cose con l’autore. Quando quell’autore si è persuaso che il punto di vista che gli è stato presentato dal suo agente è un punto di vista ragionevole, a quel punto l’agente si identifica con l’autore nella trattativa» .
Ed egli tratterà quindi per ottenere per l’autore le condizioni contrattuali più vantaggiose.

Il contratto non si costituisce soltanto di clausole economiche, ma prevede un complesso di accordi che riguardano la vita dell’opera in senso più ampio.

Storicamente l’autore si è sempre trovato in una situazione di svantaggio nel trattare con l’editore, che nella maggior parte dei casi gli è superiore economicamente, ha più conoscenze tecniche, più informazioni sul mercato. Inoltre l’autore spesso non riesce a pensare alla sua opera in termini d’affari e difficilmente ha anche solo il tempo, se non le capacità, di dedicarsi all’aspetto economico del proprio lavoro: «la vendita di un’opera dell’ingegno è un lavoro a sé, con leggi totalmente disomogenee rispetto a quelle della creazione intellettuale; per sobbarcarselo con serenità e soprattutto con risultati efficaci bisogna esserci portarti».

Anche la scrittrice Michela Murgia, dando suggerimenti ai giovani esordienti attraverso il suo sito, mette in guardia dall’eccesso di entusiasmo per il solo fatto di venire pubblicati. Il suo consiglio è quello di rivolgersi il prima possibile ad un agente letterario per evitare che «un editore senza scrupoli se ne approfitti facendogli firmare opzioni incaprettanti per le prossime opere, durate eterne di concessione dell’opera presente, rinunce all’anticipo, vincoli vari di promozione, dichiarazioni di manleva, clausole di rescissione con sanzioni pecuniarie nonché cessione di ogni tipo di diritto primario e secondario».

L’agenzia segue le fasi contrattuali, la promozione, la tutela dei diritti (nazionali ed eventualmente esteri), i pagamenti, l’invio dei rendiconti sulle vendite. Possono rientrare nelle trattative tra agente ed editore anche discussioni sulla copertina, l’impaginazione, la scelta dei caratteri, la collana, la veste, la durata del contratto, la pubblicità. Elementi ai quali spesso l’autore non bada, ma che sono importanti per garantire una lunga vita al libro in uscita e per il prestigio dell’autore stesso. A un buon agente interessa meno la remunerazione economica e il successo di un singolo libro rispetto alla carriera complessiva del suo autore. In questo senso egli può anche occuparsi, se necessario, di promuovere il suo cliente procurandogli interviste, apparizioni televisive, partecipazioni a manifestazioni e convegni.
Poiché l’attuale panorama editoriale vede un sempre più rapido avvicendamento dei titoli in libreria e all’interno delle case editrici, esiste una finestra temporale piuttosto stretta all’interno della quale un’opera può farsi conoscere ed affermarsi, raggiungere il numero di lettori che l’autore desidera. Compito dell’agente è quindi cercare di allargare il più possibile questa finestra trattando con l’editore.

[Continua lunedì prossimo con "La trattativa"]

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