Amazon, Apple e il grande cartello degli ebook

Nella scorsa estate, i vertici del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti portavano avanti le indagini su un presunto cartello del prezzo nella distribuzione di libri in formato elettronico. Gli editori a stelle e strisce – da Harper Collins a Penguin – avrebbero stretto accordi per tenere artificiosamente alto il prezzo degli ebook, dopo l’ingresso sul mercato di Apple con il suo iPad. Ormai svincolati dal predominio di Amazon, i vari publisher statunitensi avrebbero fatto gruppo attorno alla Mela, con l’unico scopo di far lievitare i prezzi passando dal cosiddetto modello “wholesale” (con i prezzi stabiliti dai singoli rivenditori, come Amazon) a quello “di agenzia”, dove il prezzo viene invece stabilito dai singoli editori.

L’indagine negli Stati Uniti

Aperta nella primavera precedente, l’indagine del DoJ riceve numerose critiche da parte di associazioni come Authors Guild, che negli States tutela gli interessi degli autori. Le attività investigative della Giustizia di Washington andrebbero a riportare gli editori nelle grinfie monopolistiche di Amazon, che ha abbassato i prezzi degli ebook (compresi i titoli di punta) per far sviluppare la distribuzione dei suoi lettori della linea Kindle. Al di là delle critiche, l’avvio delle indagini porta a un accordo tra alcuni degli editori accusati, che decidono di rinegoziare con Apple e dunque permettere a soggetti come Amazon di abbassare il prezzo finale dei libri digitali.

A settembre, HarperCollins e Hachette accettano di pagare un totale di 69 milioni di dollari come forma di rimborso per chiunque abbia acquistato un ebook tra l’aprile 2010 e il maggio 2012. I publisher statunitensi rifiutano fermamente le accuse del DoJ, accettando però la proposta di patteggiamento e dunque annullando gli accordi che li hanno legati al colosso di Cupertino. Apple protesta con veemenza, sottolineando come alcuni – misteriosi – editori abbiano affiancato licenze esclusive d’agenzia a modelli di tipo wholesale con altri distributori. Secondo la clausola della “nazione più favorita”, gli editori non possono concedere a terzi delle condizioni di distribuzione migliori rispetto a quelle concesse alla Mela.

L’indagine in Europa

“Crediamo che questa risoluzione sia una grande vittoria per i consumatori – spiegano entusiasti i vertici di Amazon – Non vediamo l’ora di abbassare i prezzi sugli altri libri per Kindle in futuro”. Una vittoria che potrebbe ora ripetersi in terra europea, dal momento che le autorità antitrust dell’Unione sarebbero pronte ad accettare una proposta di pace inviata da Apple con alcune società editoriali. La Mela avrebbe proposto la sospensione dellaclausola della “nazione più favorita” per un periodo di cinque anni. Per i prossimi due anni, i singoli rivenditori potranno stabilire un prezzo (con relativi sconti) per la distribuzione digitale di ebook.

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